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Camillo Cametti at Large

Baltimora – Rinviato al 19 dicembre il processo al miglior nuotatore di sempre

Michael Phelps in riabilitazione

E’ accusato di avere infranto la legge per tre volte: guida in stato di ubriachezza, eccesso di velocità, attraversamento della doppia linea continua.

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during day 1 of the Arena Grand Prix at Charlotte at Mecklenburg County Aquatic Center on May 16, 2014 in Charlotte, North Carolina.

Michael Phelps, 29 anni compiuti il 30 giugno, sta pagando duramente per la sua notte brava del 30 settembre.

Come si ricorderà il nuotatore più decorato del mondo – 22 medaglie olimpiche di cui 18 d’oro – era stato arrestato dalla polizia (Maryland Transportation Authority) che aveva rilevato una velocità quasi doppia rispetto a quella consentita – 85 miglia in una zona dove il limite era di 45 -  ed aveva osservato che egli, alla guida di un Suv, aveva attraversato la doppia linea continua di separazione dei sensi di marcia nella carreggiata  vicino al tunnel di Fort McHenry.

Nel suo rapporto la polizia aveva indicato che il livello di alcool nel sangue di Phelps era quasi doppio di quello consentito (0.14% contro un limite legale di 0.8%), e che egli aveva fallito il test di sobrietà.

Nella stessa giornata Phelps aveva rilasciato una dichiarazione in cui si diceva consapevole di avere infranto la legge, deluso da se stesso e seriamente addolorato per averlo fatto; inoltre, aveva chiesto scusa a tutti coloro che erano stati delusi dal suo comportamento.

Il giorno dopo la federazione nuoto degli Stati Uniti, USA Swimming, l’aveva severamente punito, sia sul piano sportivo, inibendogli la partecipazione alle gare per un periodo di sei mesi ed escludendolo dalla squadra per i Mondiali di Kazan (si era qualificato ai “Nationals” di luglio), sia su quello economico, togliendogli lo “stipendio”. Una punizione severissima per un comportamento sbagliato ma alieno dalla sfera sportiva su cui la federnuoto americana ha giurisdizione. Una punizione che potrebbe compromettere i suoi propositi di partecipazione alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, che ha suscitato anche critiche e sulla quale nemmeno noi siamo d’accordo. C’è da dire che il direttore esecutivo del nuoto americano, Chuck Wielgus, ha subito detto di “accettare le scuse di Phelps” ed ha assicurato che “la federazione gli è vicina e lo sostiene pienamente in tutte le azioni che possono favorire il suo personale sviluppo”.

Subito dopo Phelps, che nel frattempo ha perso alcuni sponsor, ha annunciato di volersi sottoporre a una cura di riabilitazione di tipo psicologico, per riuscire a ritrovare se stesso. Attualmente Phelps risiede in una Clinica “Rehab” (riabilitazione) e ci resterà complessivamente per sei settimane, fino a completamento del programma di trattamento che scadrà dopo la data del 19 novembre, inizialmente fissata per il processo.

Per questo motivo il suo avvocato difensore, Steven A. Allen, ha chiesto il rinvio del processo. Il Tribunale Distrettuale di Baltimora ha accolto la richiesta e rinviato il processo di un mese, disponendo che si celebri il 19 dicembre.

E’ la seconda volta che Phelps deve difendersi dalle accuse di avere guidato in stato di ebbrezza. Gli americani amano gli acronimi e definiscono questo reato DUI, che sta per “Driving Under Influence” (di alcool o droga). La prima volta era successo nel 2004, sempre nello Stato del Maryland, dove abita, ed era stato condannato a 18 mesi con la condizionale, ad una multa di 250 dollari ed ai servizi sociali.

Essendo recidivo, ora Phelps rischia la prigione ma è anche possibile che grazie alle scuse tempestive e al programma di riabilitazione cui si è volontariamente sottoposto i giudici, anche questa volta, usino clemenza. Noi lo speriamo.

A differenza dei paralleli fatti da alcuni, noi riteniamo che il “caso” Phelps sia del tutto diverso dai “casi” Thorpe, Hackett, Huegill, Beard, Spofforth, e via dicendo. Phelps era rientrato nell’agone con grande vigore e stava gradualmente avvicinandosi alla sua forma migliore. Purtroppo ha commesso una sciocchezza che avrebbe potuto, e dovuto, evitare. Come persona ha dimostrato qualche carenza ma l’atleta era (è?) integro.

Come ha subito rilevato, durante un collegamento televisivo, il suo amico-rivale Ryan Lochte (fresco di applausi al Trofeo “Nico Sapio” di Genova), poiché a Phelps i soldi non mancano, egli avrebbe potuto tornare a casa in taxi, oppure pagare un autista per guidare la sua auto al ritorno dalle sue serate di libertà (sotto Phelps e Lochte in una foto recente).

Phelps e Lochte

Curiosamente Lochte, che in questo caso ha detto cose giuste, secondo quanto afferma un sito americano che si occupa della riabilitazione di personaggi celebri ( http://www.recovery.org/michael-phelps-enters-rehab-after-dui-arrest/ ), ha reputazione di fare spesso commenti “less-than-intelligent”!

 

 

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