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Stati Uniti, Domenica 5 Marzo 2017 – Il tema della lotta al doping riaccende la polemica fra i due protagonisti della finale olimpica dei 100m farfalla a Pechino 2008

PHELPS – CAVIC, scontro infinito

Nell’audizione al Congresso degli Stati Uniti Michael ha affermato di non avere mai gareggiato contro avversari tutti puliti; Milorad risponde che per lui è facile farsi paladino dello sport pulito, e chiedere riforme, adesso che si è ritirato.

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CAVIC PHELPS LAUTERSTEIN

Il nuotatore serbo Milorad Cavic ha criticato il suo ex rivale Michael Phelps per avere chiesto la riforma dell’anti-doping soltanto dopo il definitivo ritiro dalle competizioni. Alle Olimpiadi di Pechino 2008 Cavic perse da Phelps per un solo centesimo di secondo la finale 100 metri farfalla, sconfitta decretata dalla giuria dopo avere visionato il video dell’arrivo. Un verdetto che Cavic non ha mai accettato. In vantaggio fino all’ultima bracciata il nuotatore serbo, che vive in California, si è sentito buggerato.

Cavic, che ha affermato che "il doping sta peggiorando" anche nel nuoto, si è risentito anche per un’affermazione fatta da Phelps il 28 febbraio, durante la sua audizione davanti al Sub Comitato del Congresso a Washington D.C.. Phelps ha sostenuto di non aver mai gareggiato contro un campo totalmente pulito durante la sua carriera.

Ricordiamo che Cavic nell’ultima parte della sua carriera si è allenato in Italia con Andrea Di Nino, un coach noto anche a livello internazionale per avere fatto del nuoto pulito il fiore all’occhiello della sua carriera: gli atleti che vogliono essere allenati da lui devono sottoscrivere un contratto che prevede la rescissione per colpa qualora vengano riscontrati positivi al doping.

CAVIC PHELPS

Phelps, vincitore di 23 medaglie d'oro olimpiche - è l’olimpionico più decorato di sempre -, ha anche sostenuto che gli Stati Uniti hanno una politica  anti-doping migliore rispetto ad altre parti del mondo.

Anche questo punto di vista è stato contestato da Cavic, che ha citato l'esempio del ciclista statunitense Lance Armstrong per affermare come passare i test di droga non è necessariamente il segno di un atleta pulito. “Ricordo che Armstrong, talvolta testato anche tre volte al giorno, non ha mai avuto difficoltà a superare i test”, ha specificato Cavic.

Egli ha poi detto che il tasso di recupero di Phelps (dopo il primo ritiro) è  stato "a dir poco fantascientifico", e che prima del secondo e definitivo ritiro il più grande nuotatore di sempre ha mostrato riluttanza nel sostenere il sistema del passaporto biologico dell'atleta.

In una lettera aperta, pubblicata su Twitter e indirizzata a Phelps, il serbo ha scritto: "Il doping è un problema e sta solo peggiorando".

Dopo avere affermato che "Al momento non siamo in grado di rilevare nuovi farmaci e contrastare metodi avanzati di doping” Milorad Cavic si è rivolto direttamente a Phelps con queste parole: «Perché sei alla ricerca di una riforma soltanto ora che ti sei ritirato, e perché mai prima d'ora hai supportato il passaporto biologico (del sangue)”. "Non sto suggerendo che tu abbia imbrogliato, hai gradualmente migliorato i tempi in tutta la carriera, ma il tuo tasso di recupero è stato a dir poco fantascientifico. Tutti vorremmo capire”.

MICHAEL PHELPS

La polemica fra Phelps è Cavic è riesplosa dopo che pochi giorni fa gli hacker russi, auto denominatisi Fancy Bears, che sono riusciti a violare i dati dell’Agenzia Anti Doping degli USA (USADA), hanno rivelato che anche Phelps avrebbe fatto uso di una sostanza proibita,  il Gapapentin, un anti-epilettico (che aiuta a ridurre gli effetti degli spasmi muscolari), efficace anche contro l’ansia.

A ben vedere, una parte del problema della lotta di contrasto al doping è che a molti atleti di élite, nuotatori compresi, è stato ed è permesso di doparsi legalmente, grazie all’esenzione terapeutica loro concessa, detta TUE (Therapeutic Use Exemption).

Con questa formula, e grazie alle certificazioni concesse talvolta con magnanimità e con intollerabile manica larga, anche da medici della federazione nazionale, molti riescono a vincere allori – olimpici, mondiali e continentali – e a capitalizzare su essi, in tutti i modi.

Forse questa formula, quella del TUE, è necessaria ma è criticata anche da alcuni che, con serietà, sono impegnati quotidianamente nel contrasto al doping. Certamente va migliorata. Va anche detto fermamente che tutto il processo dovrebbe essere trasparente, per doverosa lealtà nei confronti degli atleti che non prendono niente, dei media che, ignari, magnificano imprese sulle quali a volte occorrerebbe sollevare un legittimo dubbio, e del pubblico che universalmente applaude le loro imprese.

Tutti abbiamo presente la ginnasta americana Simone Biles e il suo fisico strepitoso, quasi abnorme. Multi medagliata d’oro a Rio è stata premiata anche , alla Casa Bianca dal Presidente Barack Obama e, più recentemente, con il Laureus Award, a Montecarlo.

Grazie agli hacker sappiamo che la Biles usufruisce del TUE da molti anni. E’ giusto tutto questo? Non dovrebbero essere le istituzioni a comunicare chi e perché usufruisce del TUE? Per quanto ci riguarda ci rifiutiamo di elevarla a icona dello sport pulito. E anche nel caso di Phelps sarebbe stata necessaria maggiore trasparenza.

Foto

In copertina Il podio dei 100m farfalla a Pechino 2008: Michael Phelps fra  Milorad Cavic, a sinistra, e l’ australiano Andrew Lauterstein (bronzo)

Nel testoL’arrivo dell’epica finale dei 100m farfalla a Pechino 2008. Michael Phelps durante l’audizione al Senato degli Stati Uniti.

Michael Phelps durante l’audizione al Congresso il 28 febbraio scorso

 

 

 

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