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Budapest, Mercoledì 29 Marzo 2017 - Verso i Mondiali/A volte ritornano

BP 2017: Daniel Gyurta sarà sul blocco di partenza ai Mondiali, sfiderà Watanabe e Koch

Ritiratosi dopo la deludente Olimpiade di Rio Daniel Gyurta, campione olimpico dei 200 rana nel 2012, ci ha ripensato: ha ripreso ad allenarsi con nuovo coach convinto di essere “in grado di raggiungere lo stesso livello di prima “.

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DANIEL GYURTA_HUN

Il sito della FINA ieri ha pubblicato una lunga intervista con Daniel Gyurta (in copertina), campione olimpico nel 2012, deludente a Rio e vincitore della sua ultima medaglie mondiale a Kazan 2015, un bronzo nei 200 metri rana. Quasi a suggellare il suo ritiro definitivo, proprio a Rio Gyurta si era candidato per fare parte della Commissione Atleti del CIO, riuscendo ad essere eletto.

Tempo nemmeno due  mesi dall’annunciato ritiro, all’inizio di ottobre, Gyurta ci ha ripensato. Nel corso dell’intervista, realizzata da Gergely Csurka, membro ungherese del Comitato Media della FINA e Direttore Media dei prossimi Mondiali, Gyurta rivela di avere ripreso sotto la guida di un nuovo allenatore, e di essere convinto di potere tornare sui suoi massimi livelli di eccellenza in occasione dei Campionati del Mondo che si svolgeranno a Budapest, la sua città, nella seconda metà di luglio.

Ma ecco, di seguito, l’intervista originale, condensata e adattata.  

< Daniel Gyurta - vincitore di una medaglia di bronzo agli ultimi Campionati del Mondo FINA a Kazan (foto sotto), campione olimpico nel 2012 e tre volte campione del mondo - è tornato ad allenarsi con un nuovo allenatore e con l’obbiettivo di ritrovare la sua forma migliore per i Campionati del Mondo, che si disputeranno a Budapest, casa sua, nella seconda metà del mese di luglio.

DANIEL GYURTA_HUN

Dopo le deludenti Olimpiadi di Rio, Daniel ora si allena con József Nagy. Durante gli allenamenti, sempre più intensi, il campione olimpico di Londra spinge se stesso fino a testare i propri limiti, con l’approvazione del tecnico.

Daniel vuole essere pronto per competere prossimi campionati nazionali ungheresi, validi anche come selezione per i Mondiali, nel mese di aprile; pronto anche ad esibire una nuotata parzialmente nuova.  

Rievocando Rio (foto in basso), Daniel racconta: “Per essere onesti, a Rio sono uscito dall’acqua con il solito sorriso perché sapevo di avere fatto tutto per essere al meglio. Non ho sentito alcun bisogno di essere triste in quel momento. A Londra avevo fatto del mio meglio per trionfare in modo da rappresentare degnamente il mio paese, la mia famiglia, il mio allenatore e tutti coloro che mi avevano aiutato durante il quadriennio a concentrarmi sulla preparazione. Ci sono molte ragioni per cui ho perso a Rio, ma in quel momento io non avevo capito bene quanto era appena accaduto. Alcuni giorni prima della gara alcune persone erano state in grado di vedere che la mia nuotata non era all'altezza delle aspettative”.

“Poi, tornato a casa, riflettendo sull’accaduto, mi sono reso conto di avere ancora le energie e le capacità per tornare al vertice, supportato dai risultati del passato e dal bagaglio di conoscenze in mio possesso. Tuttavia, in qualche modo, dovevo rompere con il passato e, per quanto doloroso, anche con il trio di allenatori che avevano gestito la mia carriera per 17 anni: Sandor Szeles, Ferenc Kovacshegyi e Balazs Virth. E’ così ho ripreso gli allenamenti sotto la guida di Jozsef Nagy, tecnico di fama internazionale, tornato in Ungheria dopo avere allenato per molti anni atleti di élite negli Stati Uniti e in Canada. Il cambio di allenatore ha portato tanti altri cambiamenti che hanno contribuito a spingermi fuori dalla monotonia e dalla stanchezza del duro lavoro di quasi due decenni. Il mio nuovo allenatore ha portato nuova linfa nella mia routine, proprio quello di cui avevo davvero bisogno. Ai Campionati del Mondo della prossima estate si vedranno i frutti del nostro lavoro insieme ... Quelli che mi hanno visto nuotare recentemente hanno notato la grande differenza fra la mia tecnica di nuotata attuale rispetto a quella che esibivo prima di affidarmi a Nagy”.

Gyurta rievoca così la sua progressione di carriera: “ La mia striscia vincente è iniziata nel 2009, quando vinsi i campionati del mondo a Roma. A quel successo seguì un lungo periodo dove ho vinto ogni gara sbaragliando la concorrenza, tranne che in un Mondiale in corta. In vista dei Mondiali di Kazan mi ero imposto standard elevati per vincere il quarto titolo mondiale consecutivo. Tutti pensavano che questo risultato storico fosse quasi impossibile da raggiungere, ma io stavo solo ascoltando me stesso e avevo voglia di vincere, per mostrare al mondo quello che ero in grado di in quei due minuti di gara. Volevo vincere ad ogni costo, e così io e i miei allenatori abbiamo perso di vista il nostro pensiero razionale durante la preparazione. Ciò nonostante ero in ottima forma. Ma dopo la finale dei 200 metri, a Kazan, mi sono sentito peggio che dopo la finale di Rio, perché ero sicuro che avrei vinto con un tempo attorno ai 2:06. Invece nelle ultime due settimane abbiamo sbagliato la preparazione e ho dovuto accontentarmi del bronzo con 2: 08.1. Il periodo più difficile per me è stato proprio dopo Kazan, quando mi ero imposto di recuperare la forma migliore per fare bene a Rio. Ho cercato dentro me stesso le ragioni della mancata vittoria a Kazan, e assieme ai miei tecnici ho cercato di risolvere dei problemi di base facendo alcuni cambiamenti nell’intensità degli allenamenti e nel ritmo della nuotata. Ho perso i Campionati Europei di Londra in maggio al fine di concentrarmi sulla preparazione per i Giochi Olimpici. Credevamo di fare tutto nel modo giusto ma non ha funzionato. Lo sport è anche questo.

Basta un piccolo problema nel galleggiamento, o nella tecnica, e tutto va fuori fase. Essere in sovrappeso di appena mezzo chilo crea già una grande differenza nel galleggiamento, per esempio. Sono pochi i nuotatori che possono vantare prestazioni di eccellenza per un lungo periodo: Kosuke Kitajima, Marco Koch e me stesso, per esempio, siamo stati in grado di fornire gli stessi risultati per anni, o addirittura di migliorarli. Ma può anche succedere come a Rio, quando a vincere è stato il nuotatore kazako Dimitri Balandin, entrato a fatica in finale e poi capace di vincerla e di mettersi al collo la medaglia d’oro. La rana è imprevedibile, più delle altre nuotate”.

Sono passati sei mesi da quando hai iniziato a lavorare con József Nagy, un nuovo capitolo della tua vita…

“Quando abbiamo iniziato a lavorare insieme l'allenatore mi ha detto che partivamo da zero, e che dovevamo lavorare per andare da qualche parte, per tornare al livello che entrambi avevamo conquistato prima, lui come allenatore e io come atleta. Così, abbiamo iniziato dalle basi. Nagy mi ha cambiato la preparazione: ora faccio meno chilometri ma con maggiore intensità. Coach Nagy ogni giorno pone l’asticella sempre più alta; lo scopo finale è quello di perdere i secondi in più che ho preso nel 2016 rispetti ai miei tempi migliori. Prima d’ora non mi sono mai stancato così tanto, questo è l’effetto degli allenamenti ad alta intensità. A volte è incredibilmente difficile tenere il passo. Nagy è rigoroso e coerente, ma sempre gentile. Lui osserva molto da vicino le mie reazioni e usa ogni feedback come spunto per organizzare l’allenamento successivo. Spero di potere mostrare alcuni segni dei cambiamenti  sin dai campionati nazionali di aprile. Sono sicuro che in piscina la differenza sarà piuttosto evidente!

 

Nella rana quasi ogni anno alla ripresa degli allenamenti occorre ricominciare da capo. La tecnica deve essere ricostruita e modificata continuamente, anche con piccole correzioni che si fanno anche negli ultimi minuti prima della gara, quantunque la maggior parte delle persone non sia in grado di riconoscerle. La domanda è: è possibile dimenticare la tecnica che ti ha aiutato a salire al vertice? E’ possibile dimenticare i vecchi metodi e imparare qualcosa di completamente nuovo?

“All'inizio è stato davvero difficile, ha richiesto un'attenzione costante e incredibilmente grande da parte mia per fare correttamente i movimenti - delle braccia, delle gambe, della testa - , trovare la giusta coordinazione e concentrarmi sul mio galleggiamento in acqua. Devo dire che il mio allenatore non ha ancora lodato i miei sforzi, ma conto di soddisfarlo prima dei Campionati del Mondo. Nagy è parco di elogi; nella sua carriera avrà elogiato i suoi atleti forse tre o quattro volte soltanto…mi piacerebbe essere il quinto”.

Quanto è necessario ridurre il tuo ego? Sei un uomo consapevole, intelligente, ma un po' testardo, con un sacco di esperienza. Improvvisamente, sei tornato ad essere un giovane allievo, soggetto alla dittatura del coach… perché sappiamo che nel nuoto la dittatura, dura o morbida che sia, è un must...

“Credo che il nostro obiettivo comune non lasci spazio per un interrogativo di questo genere. Mi considero un buon atleta, e  faccio sempre quello che dice il mio allenatore.

Tuttavia, proprio durante l'ultimo periodo prima di Kazan sentivo che non avrei dovuto allenarmi intensamente nelle due settimane precedenti i Campionati del Mondo. L’avevo detto anche al mio allenatore Balazs Virth e lui mi rispose di credere in lui, perché era quello che dovevamo  fare. Ma anche adesso non so con chiarezza se quello che faccio è troppo o è troppo poco. E' difficile decidere che cosa è corretto quando si è stanchi e si sente dolore in acqua. Devo sconfiggere me stesso, proprio come nella competizione. No, non credo di dovere ridurre il mio ego, credo che sia equilibrato, e stiamo lavorando verso i nostri obiettivi comuni.”

 

In concreto in luglio tu, Daniel Gyurta, ungherese, nuotatore esperto, dovrei vedertela con rivali più giovani, a partire da Ippei Watanabe, il giovane giapponese che nel mese di gennaio ha battuto il record mondiale sfondando un limite di sogno, e nuotando sotto 2: 07.00 per la prima volta, in 2: 06.67, un crono che ha sorpreso tutti, anche perché realizzato in gennaio, e che ha spostato l’asticella più in alto. Ti capita spesso di pensare che per potere salire sul podio della nuova Arena del Danubio probabilmente si dovrà nuotare in meno di 2: 07.00?

“In passato abbiamo visto più volte che i giapponesi sono in grado di raggiungere un grande risultato prima dei grandi eventi mondiali. Ci si aspettava che lo facessero anche questa volta. Molti di noi hanno tempi molto vicini a 2: 07.00, io fra loro anche se nel corso dell'anno passato non sono stato in grado di andare sotto 2: 10.00. Già ai Giochi di Rio questo giovane giapponese aveva dimostrato di essere capace di realizzare questa spettacolare impresa ma io non credo di dovere avere paura di questo tempo.

Vedere che qualcuno può scendere sotto i 2:07 è bello, e motiva tutti i ranisti ad allenarsi di più e meglio. Nella rana è difficile vincere le Olimpiadi o i Mondiali a tempo di record del mondo soprattutto se sulla tua linea ci sono sei o sette nuotatori, e devi guardare ogni loro movimento per vincere. Le aspettative di tutti i migliori sono piuttosto alte, in luglio vedremo...”.>

DANIEL GYURTA_HUNLe foto sono di Giorgio Scala/Deepbluemedia.eu-Inside

 

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