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La commedia dei migliori Atleti dell’Anno / Il caso di Katie Ledecky

Ledecky migliore atleta del 2017? Non per la Fina

Il quotidiano sportivo francese L’Equipe la ritiene l’atleta donna numero uno al mondo. Anche per gli americani la nuotatrice è la migliore atleta onnisport dello scorso anno.

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KATIE LEDECKY USA

Per il quotidiano sportivo francese L’Equipe il “Campione dei Campioni” del 2017, cioè il miglior atleta, di qualsiasi sport, nell’anno appena trascorso, è Katie Ledecky. E’ la seconda volta che la grande nuotatrice americana ottiene questo riconoscimento da L’Equipe, la prima fu nel 2014, e la cosa ha dello straordinario poiché prima della Ledecky nessun altro nuotatore era stato onorato, nemmeno Michael Phelps dopo le quattro medaglie d’oro olimpiche di Atene 2004 né le otto di Pechino 2008, e neppure le cinque di Londra 2012.

La Ledecky è stata premiata anche negli Stati Uniti, dove  ha ricevuto il Sullivan Award, premio che onora il miglior atleta dell’anno, considerati tutti gli sport. In passato il riconoscimento era riservato ai soli atleti dilettanti, questo fino a quando il CIO ha ammesso ai Giochi Olimpici anche i professionisti. Prima della Ledecky diversi nuotatori avevano  ricevuto questo premio ma a lei è stato assegnato soltanto nel 2017, paradossalmente l’anno in cui ha subito la bruciante sconfitta ai Mondiali sui 200m stile libero da parte di Federica Pellegrini.

Prima della Ledecky  il Sullivan Award era stato attribuito a tre nuotatori - Don Schollander nel 1964, Mark Spitz nel 1972 e Michael Phelps nel 2008 e 2012 - e a otto nuotatrici - Helen Madison (1931), Katherine Rawls (1937), Gloria Callen (1942), Ann Curtis (1944), Dawn Fraser (1962), Debbie Meyer (1969), Amy Van Dyken (1996). Tutti americani, eccetto l’australiana Dawn Fraser, una curiosità.

Mentre la Ledecky viene onorata da soggetti qualificati, negli ultimi quattro ann - che includono i Mondiali di Kazan 2015, le Olimpiadi  di Rio 2016 e i Mondiali di Budapest 2017 - la FINA le ha preferito altre nuotatrici: Katinka Hosszu, addirittura per tre anni consecutivi - 2014, 2015 e 2016 - e Sarah Sjöström nel 2017. Mentre la scelta della Hosszu aveva sempre suscitato controversie quella della della Sjostrom  è stata universalmente condivisa.

La FINA, che aveva ritenuto la Ledecky meritevole del premio soltanto nel 2013, negli anni successivi potrebbe avere optato per la Hosszu in quanto soggetto molto attivo nel marketing sportivo al contrario della Ledecky, che avendo scelto di studiare all’università, è obbligata a mantenere lo status di dilettante (secondo alcuni analisti finanziari la nuotatrice rinuncia annualmente a circa 5 milioni di dollari).  

La Ledecky è in cima al mondo dal 2012, quando vinse l’oro olimpico degli 800 metri stile libero con il record del mondo. Mai come nel 2017 il fenomeno americano è apparsa così forte su tutte le distanze dello stile libero; per questo la sconfitta subita da Federica Pellegrini – la prima subita in una finale di un campionato importante - è parsa paradossale. Una sconfitta frutto della bravura di Fede ma anche del contemporaneo, e temporaneo, offuscamento della forma della Ledecky che nella semifinale della vigilia aveva nuotato il miglior tempo, 1:54.69; circa mezzo secondo più velocemente del tempo che poi avrebbe nuotato in finale, 1:55.18, e 4 centesimi in meno del tempo con cui la Pellegrini ha poi vinto la medaglia d’oro, 1:54.73.

Da notare che una ventina di minuti prima della semifinale dei 200 metri la Ledecky aveva disputato e vinto la finale dei 1500m stile libero. Nella finale dei 200, il giorno dopo, Katie potrebbe avere pagato la stanchezza accumulata fino a quel momento o potrebbe avere sofferto la pressione psicologica di una Pellegrini determinata e super motivata.

La Ledecky ha sinora accumulato ben 14 titoli mondiali individuali nello stile libero dai 200 ai 1500m stile libero, molti accompagnati da record del mondo e replicati in sede olimpica. Prima di lei altre nuotatrici si erano affermate su tutte, o quasi, le distanze dello stile libero: Gertrude Ederle, americana degli anni 1920; Hélène Madison, americana degli anni 1930; Ragnhild Hveger, danese, nel 1940; Lorraine Crapp, australiana, nel 1956; Debbie Meyer, americana, nel 1968, Shane Gould, australiana, 1971-1973. Senza il doping delle tedesche dell’Est anche l’americana Shirley Babashoff si sarebbe affermata in modo analogo nel quadriennio 1972-1976. Occorre precisare che le australiane Lorraine Crapp e Shane Gould si affermarono anche nei 100 metri.

La figura della Ledecky si staglia su tutte anche perché oggigiorno è più difficile vincere tutte quelle gare; infatti le avversarie agguerrite sono sempre più numerose che in epoche passate quando, fino all’avvento delle tedesche dell’Est, soltanto Stati Uniti e Australia esprimevano nuotatrici in grado di salire sul podio.

La superiorità di Katie Ledecky è enorme a partire dai 400 metri, dove ha migliorato di 4 secondi il record del mondo realizzato dalla Pellegrini con costume in poliuretano. E’ probabile che, se volesse, la Ledecky potrebbe primeggiare anche in acque libere, sulle distanze di 5 e 10 chilometri, ma lei non ha mai dimostrato interesse per questo tipo di competizioni.

 

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