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Controfuga di Luciano Angelini

Assegnate le medaglie

Croazia d'oro, Italia d'argento

Finisce 8-6 la grande sfida tra la squadra di Rudic e il Settebello. Niente da fare per gli azzurri di Campagna contro la "corazzata" croata. Tripletta di Felugo; gol di Gallo, Giorgetti e Presciutti . Jokovic (3 gol), Boskovic (2) protagonisti tra i biancorossi.

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Oro Croazia, argento Italia, bronzo alla Serbia. Mastro Rudic vince con pieno merito la sua terza Olimpiade con tre nazionali diverse (Jugoslavia, Italia, Croazia), come dimostra il risultato 8-6 (parziali: 1-2, 2-0, 2-1, 3-3), reso meno pesante da un gol di Felugo sulla sirena. Il Settebello è rimasto in partita per un tempo e mezzo, poi ha cominciato a perdere colpi e soprattutto lucidità in fase realizzativa. Tempesti ha chiuso tutto fin quando ha potuto. Innumerevoli le sue prodezze su stoccate di Sukno, Boskovic, Jokovic e Barac. Non è certo mancato l'apporto di Valentino Gallo, suo il gol di apertura, le invenzioni di Felugo e il gran lavoro di Presciutti e Fiorentini. Sono mancati i gol di Figlioli, il lavoro di Premus e Aicardi nella zona calda, fiaccati da marcature asfissianti, la freschezza di Giorgetti. Ma se è pur vero che errori e incertezze hanno pesato più di altre occasioni, va pur detto che in larga parte li ha provocati la forza d'urto, il peso fisico, la grande determinazione della Croazia, arrivata al podio più alto (primo oro della sua storia) con un percorso netto: 8 partite 8 vittorie (Grecia, Spagna, Australia, Italia, Kazakistan, Usa, Montenegro, Italia).
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Risparmiamo l'esercizio di equilibrismo dialettico a saccenti del giorno dopo, retorici e fruitori di stereotipi in servizio permanente effettivo. II bicchere è pieno. Pienissimo. Il Settebello ha conquistato l'argento, è tornato sul podio dopo 16 anni (bronzo di Atlanta con Rudic in panchina e Campagna allievo stregone), ha ceduto l'oro alla Croazia al termine di un match di altissimo livello e elevatissimo tasso di difficoltà. Ha mancato l'appuntamento più esaltante contro un avversario, va sottolineato senza infingimenti, più forte, sia sul piano tecnico, sia sul piano fisico, più lucido e più cinico nei momenti topici della partita. Ma ha anche il grande merito di essere uscito a testa altissima dalla sfida. Ha ragione Sandro Campagna quando dice, ancora a caldo, di essere "fiero dei suoi ragazzi"; sottolinea, con grande equilibrio, che "si sono commessi errori perché la Croazia ci ha costretti a farli" e che la squadra "ha speso molto in termini di energie ma prodotto poco". Ma oltre che sincero è quasi dolce con se stesso e i suoi nell'affermare di aver vissuto "un'esperienza bellissima, meravigliosa". Un'esperienza che durerà altri quattro anni, visto che ha già allungato il contratto il suo rapporto con la Federnuoto fino a Rio 2016. In fondo è solo il suo Settebello ad aver portato gloria alla Fin in un'Olimpiade disastrosa e senza medaglie nelle gare in piscina.
La partita. Gallo apre le danze con un gol in superiorità (fuori Buric): decimo bersaglio personale. Felugo apre la finestra dell'illusione realizzando il 2-0 sempre in superiorità (2 su 2). La difesa tiene, Tempesti compie interventi prodigiosi. Ma nulla può fare su una sassata di Bulijubasic. Il tempo si chiude con il Settebello in vantaggio 2-1.
Seconda frazione. Il fuoco della speranza diventa fiammella con i gol di Jokovic, sull'espulsione di Felugo, e una fucilata di Barac con Tempesti poco protetto da Gitto. Il Settebello comincia a soffrire, prova a perforare Pavic con tiri improbabili, ma soprattutto fallisce due uomini più (Pavic alla grande para su Figlioli). Da 2-1 a 2-3.Si fa dura.
Ci pensa Felugo a rimettere la squadra in linea di galleggiamento con un gran tiro che trafigge Pavic: 3-3. I croati, motivatissimi, allungano: doppietta di Boskovic, prima con una fucilata in superiorità (fuori Giacoppo), poi su rigore (fallo di Gallo su Hinic). Si va al riposo lungo sul 5-3 per la squadra di mastro Rudic.
La terza è la frazione della verità, come si dice in gergo. Ed è vero. Il mancino Jokovic sorprende Tempesti con una bordata sull'angolo lungo, ed forse l'unico errore del portierone azzurro in tutta la partita. Dal 6-3 al 7-3 il passo è breve: realizza ancora Jokovic, giustiziere di giornata. Ci prova Giorgetti, in superiorità,  ad accorciare l'elastico: 7-4. Ma Sukno non perdona con l'uomo in più (fuori Gitto): 8-4.  
Quattro gol da recuperare sono una scalata di sesto grado superiore quando l'avversario è la Croazia. Ma provarci non è vietato. Bella azione in velocità, una delle poche ahinoi, con Giorgetti che serve al bacio Presciutti: 8-5. Ma è ormai tardi. Rudic chiede ai suoi di addormentare la partita e gestire il vantaggio. Non c'è più nulla da fare. Felugo sfoga la rabbia con il gol dell'8-6 ad un secondo dalla sirema con Pavic già a festeggiare. Tuffo generale e (meritati) momenti di gloria per Ratko Rudic, l'insaziabile uomo delle grandi vittorie. Complimenti.
Podio completato dalla Serbia, vittoriosa (12-11; parziali: 3-2, 1-3, 4-5, 4-1) sul Montenegro, in virtù di una prodigiosa rimonta. In apertura della quarta frazione i montenegrini erano tre gol avanti, ma non avevano fatto i conti con i serbi dalla sette vite, capaci di risalire la corrente con un parziale di 4-0. Di capitan Udovicic il match ball  che ha consegnato il bronzo alla sua squadra.
Fine dei Giochi. In tutti i sensi.  

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