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Controfuga di Luciano Angelini

La ribalta mediatica di Londra 2012

Quando la pallanuoto va (davvero) in tv

Dirette senza soluzione di continuità, interviste, approfondimenti, analisi, rewind. Mai, nella storia delle Olimpiadi (e non solo) tanto spazio per il Settebello e per le altre nazionali. Una festa per gli appassionati poter vedere non solo gli incontri dell'Italia ma quelli delle altre squadre, dal Kazakistan alla Gran Bretagna, senza preclusioni.

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Spenti i riflettori, è tempo di bilanci. Non solo sul piano prettamente sportivo. In primo piano l'attenzione e l'impatto mediatico dei Giochi. I quotidiani hanno sostenuto la loro parte, come sempre, ma è la tv ad aver fatto la parte del leone. La Rai, pur con solo 200 ore di trasmissioni, ha cercato di coprire al meglio tutti gli eventi in cui erano impegnati gli atleti italiani (boom per Federica Pellegrini nella finale dei 200 stile libero con 8 milioni di ascoltatori, pari al 38%, e per fioretto femminile e Italia-Croazia). Ma è grazie a Sky che si è aperta una grande ribalta per le discipline di nicchia, a cominciare dalla pallanuoto (e non solo), che mai, nella recente storia della tv alle Olimpiadi, avevano potuto ottenere tanta presenza e visibilità. Va riconosciuto alla squadra di Sky Sport (per tutti Giovanni Bruno e Massimo Corcione, la mente e il braccio del progetto olimpico) il merito di aver creduto e riservato alla pallanuoto uno dei 12 "canali dedicati", all'interno del mosaico interattivo che consentiva di visualizzare, in una sola schermata, tutti i campi di gara e scegliere la disciplina preferita, la gara o l'evento più significativo. 
Uno sforzo editoriale complessivo mai registrato in passato, una grande e preziosa ribalta in cui non si sono ripetute le disperanti differite se non le modeste sintesi alle quali, anche nel recente passato, erano abituati gli appassionati di pallanuoto. Un impegnativo e oneroso progetto che ha proiettato l'attenzione dei telespettatori, tifosi e non, su atleti e discipline che per quattro anni restano relegate tra le "brevi" nei quotidiani e quasi del tutto escluse dalla ribalta televisiva, dal tennis tavolo al badminton, dal tiro con l'arco alla mountain bike, dalla ginnastica ritmica al taekwondo, dal pentathlon alla pallamano. Non solo atletica e nuoto, sport "regina" dei Giochi, insomma.
Ne ha tratto grande beneficio di visibilità e partecipazione, anche e soprattutto la pallanuoto con telecronache e commenti tecnici di notevole spessore: ai giornalisti Daniele Barone, Ettore Miraglia e Cesare Babieri, si sono affiancati come talent Pino Porzio, Riccardo Tempestini e Alberto Angelini. Dirette e servizi speciali hanno consentito di spaziare a 360 gradi sull'intero programma degli incontri e di conoscere in modo dettagliato, senza scelte, selezioni o esclusioni in base al "peso" delle partite. Tutte le squadre impegnate nei Giochi, dal Kazakistan alla Serbia, dalla Gran Bretagna all'Ungheria, dalla Spagna alla Romania, senza contare i collegamenti e gli speciali dedicati al Settebello, hanno ottenuto grande visibilità e attenzione. 
Va poi ricordato come nel palinsesto di avvicinamento e promozione dell'appuntamento di Londra fossero previsti ampi e ripetuti collegamenti e servizi, mirati alla conoscenza della waterpolo, con full immersion che hanno fatto conoscere da vicino storie personali, caratteristiche tecniche, progetti e speranze dei singoli giocatori azzurri e del c.t. Campagna. Un servizio che ha offerto al telespettatore la possibilità di conoscere pallanuoto e pallanuotisti in allenamento, in partita e nel privato. Mai visto prima.
Da Londra è arrivato un grosso spot per la pallanuoto, italiana e mondiale. Un messaggio e una lezione importante per promuovere un settore che, al di là dei successi del Settebello, attraversa una delle crisi più gravi della sua storia.
C'è da sperare che, per ritrovare la pallanuoto in tv con spazi degni e l'attenzione che merita, non si debbano attendere altri quattro anni. Chi ha orecchie per intendere, intenda

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