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Nuoto

Il nuotatore napoletano è più vulcanico che mai

Massimiliano Rosolino, da recordman di medaglie a super testimonial

Instancabile, irrefrenabile, irresistibile: Maxi è sempre sulla cresta dell’onda.

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Massimiliano Rosolino

Da nuotatore Massimiliano Rosolino ha collezionato un numero record di medaglie vinte nelle maggiori competizioni internazionali: 60 tra Olimpiadi, Campionati mondiali e Campionati europei. Da quando non gareggia più – non perché si sia ritirato ma per mancanza di tempo, dice lui - l’estroverso nuotatore napoletano, di madre australiana, è sempre sulla cresta dell’onda, per iniziative, per generosità, per attività da testimonial (FIN, Arena, McDonald’s, Xmetrics…), per presenze televisive da protagonista nei reality show (“Ballando sotto le Stelle”, “Pechino Express”).

Più vulcanico che mai – d’altronde la sua Napoli è la città del Vesuvio -, sempre vincente per la sua travolgente simpatia e con il suo entusiasmo.

Gli chiediamo un aggiornamento sulla sua situazione attuale.

  • Sappiamo che stai facendo tante cose. Puoi riassumercele? “Certo, certo. Non ti so dare una risposta ben precisa. Di sicuro non mi fermo. Da quando ho rallentato un pochettino il mio mulino ad acqua mi sono dovuto interessare di altre cose, a partire da settembre 2013. Due o tre volte la settimana seguo a Napoli un grosso Centro sportivo, che si chiama “Caravaggio Sporting Village”, un complesso molto grande, chiamato così perché sta vicino ad una strada che si chiama Via Caravaggio. Peraltro lo slogan del centro recita: “Una scuola nuoto a regola d’arte”. Lo slogan l’ho fatto io, e devo ammettere che ha avuto un ottimo riscontro. Un sacco di iscrizioni, bambini ma anche allievi più grandi. Recentemente il Centro è stato dotato di una zona fitness e di campi di calcetto. Svolgo questa attività non da imprenditore ma da consulente, infondendo in essa il meglio delle mie esperienze e del know how acquisito nel corso degli anni. Riesco a farla coesistere con altri miei impegni, tutti gratificanti perché, per fortuna, ovunque mi giro ci sono bambini: con l’Arena, la Federazione, con McDonald’s”.
  • La Federazione ti ha nominato “Ambasciatore del nuoto” in Italia… “Si, questa cosa nasce in punta di piedi, perché l’ambasciatore può fare tutto e può fare niente, però il fatto stesso di essere un po’ l’anello di congiunzione che c’è fra la dirigenza e i ragazzi del settore giovanile, e ancora prima con quelli dell’attività promozionale (Settore Propaganda) rende più umano, più familiare. Il rapporto fra la base e il vertice. C’è che pensa che chi sta in Nazionale sia irraggiungibile. Invece no. Io dimostro il contrario”.
  • Con McDonald fai un’iniziativa che si chiama “Festa Amica”… “Si, dovunque mi giro ci sono bambini. Io lavoro anche per un’azienda che fa la raccolta differenziata, la Biancamano. Sono uomo immagine di questa compagnia, già dal secondo anno. Ho un contratto per quattro anni. Sono stato parte di una campagna massiccia di promozione della raccolta differenziata andando nelle scuole, nei comuni, a proporre un gioco che ha funzionato e che cercherò di portare nei camp estivi che faccio a Napoli. Nel gioco si spiega cosa succede ai rifiuti riciclati, dai quali si possono ricavare un sacco di cose: dalle suole per le scarpe ai gioielli. L’interesse dei bambini è notevole, molto più di quanto uno possa immaginare”.
ROSOLINO SWIM YOUR BEST ARENA
Massimiliano Rosolino con i ragazzi di "Swim Your best" Area. Al Centro il DT della Nazionale Giovanile Walter Bolognani, a destra Lisa Fissneider, tutor Arena (come Rosolino)

  • In questa fase della tua vita sembra che tu viva in giro per l’Italia ma soprattutto a Napoli…”Effettivamente sono un po’ pellegrino ultimamente, e la mia compagna, (Natalia Titova) mi vorrebbe più a casa, vicino a lei e alle nostre due figlie, Vittoria, un anno e mezzo, e Sofia, tre anni. Sono due batuffoli. Sofia ha fatto già il suo primo corso di nuoto”.
  • Cosa pensi del nuoto per neonati? “Tutto il bene possibile. Ora si fa anche a Napoli, nella mia struttura. L’età migliore va da tre a sei mesi. A quell’età i bimbi vanno sottacqua senza paura, fanno tutto. Ma è importante che ci siano i genitori accanto a loro: la loro presenza facilita l’ambientamento e l’acquisizione dell’acquaticità tramite il gioco. Il gioco dovrebbe continuare anche a livello agonistico, nel senso che se uno si diverte a fare una cosa gratificante, rimane comunque un gioco”.
  • La tua esperienza immensa, il tuo bagaglio accumulato nella tua lunga e inimitabile carriera rappresentano la base per quello che fai adesso: trasmettere parte del tuo bagaglio alle nuove generazioni. Sbaglio? “Io non devo inventarmi uno slogan. Tante persone mi hanno conosciuto anche per altre cose che ho fatto all’infuori del nuoto: da “Ballando sotto le stelle” a “Pechino Express”, a spot televisivi… Fortunatamente il pubblico collega tutto quello che faccio alla catena del campione, cioè: nuoto, sacrifici e durata. Questa è una cosa importante perché noi cerchiamo di far capire ai bambini che la strada dello sport è veramente pulita, genuina, dove, con l’atteggiamento giusto, uno può svagarsi e divertirsi. Io tuttora, anche in questi mesi in cui non faccio l’atleta, mi alleno ogni mattina, dalle 8.30 alle 10.30 sono in acqua. Per me è una necessità, e un piacere. Mi alleno da gennaio, con Maurizio Coconi. Ci vediamo tutte le mattine, quando sono a Roma. Se lui non può essere presente mi lascia un programma, mi da due dritte. Davvero provo piacere ad allenarmi, e a sentirmi in forma”.
  • “Ballando” per te è oltre che un divertimento ha funzionato da cupido, nel senso che  lì hai conosciuto la tua compagna, Natalia. E “Pechino Express” è stato difficile? “Bello. Forse la cosa più bella, perché da quando sono tornato da quell’avventura mi sono sentito più forte. E’ stata un’esperienza molto, molto difficile. Già decidere di andare via di casa per 40 giorni è stato difficile. Potenzialmente per 40 giorni, perché c’era il rischio di essere buttato fuori subito. Però, dopo aver deciso di partire, sono partito determinato ad arrivare fino in fondo, e a fare tutte le esperienze connesse a quel reality. Ho vinto ma parlare di vittoria in una cosa del genere è improprio. Conta l’esperienza fatta. E’ stato bello conoscere tanti paesi, fare tante cose. Anche se era tutto ripreso, ci sono stati momenti davvero intensi, soprattutto la notte, quando andavano via le telecamere. Alessandra Sensini e Marco Maddaloni sono stati dei partner che mi hanno dato grandi soddisfazioni. In vita mia non conoscerò mai più persone vere in un contesto del genere”.
  • Un momento di particolare difficoltà? “Lo sconforto arriva. Quando dormi a terra, quando vedi che i moscerini ti cadono sul cibo che stai mangiando con le mani, hai mal di pancia e non trovi un gabinetto…è dura. Ma la cosa più dura è stata il non sapere cosa stava succedendo a casa. Per fortuna i miei ogni due tre giorni venivano chiamati, ma soltanto per dirgli “ciao, va tutto bene”, e per sentirsi dire “ma non vi possiamo dire dove sta”. Questo era ancora peggio. Quando sono tornato con il barbone – mi sono fatto la barba prima di vedere le bambine –, e mi sono detto <io non mi lamenterò più di nulla>. E così è stato. Prima mi lamentavo per tante cose. Se non avevo il mio cuscino come a casa, quando ero fuori mi mancava il poter dormire nel mio letto, oppure la cucina di casa mia, ora non più”.
  • Italiano, napoletano, australiano, cittadino del mondo. In ciascuna di queste denominazioni, quali sono i caratteri che tu ti riconosci maggiormente? “Dico la verità, la vena creativa deriva da Napoli. Da piccolino non ho nuotato nella bambagia ma in piscine gelate, piene di cloro; non si respirava ma era già una fortuna andare in piscina. Credo di assommare in me la creatività napoletana, la determinazione e la costanza anglosassone; e poi, io sono un grande osservatore e come cittadino del mondo imparo dagli altri. Come atleta evoluto mi piace dire che imparo anche dai più piccoli: è bello vedere cosa fanno per cercare di andare ancora più forte. Insomma, uno non smette mai d’imparare. Fare lo sport e come fare il medico perché non si finisce mai di aggiornarsi.
  • E l’italianità? “Mah, io sono molto fiero. Racconto un piccolo aneddoto. Non molto tempo fa ho mangiato all’ambasciata australiana e prendevo in giro mia mamma. Tutto sommato, abbiamo mangiato molto bene: c’era uno chef dall’Australia e gli ingredienti del menu erano tutti prodotti australiani della più alta qualità possibile. Ciò nonostante prendevo in giro mia mamma dicendole <Beh, però, siamo più bravi noi>. Ma mia mamma, che manca da casa sua da trent’anni, appena io ho toccato il suo Paese, è insorta e mi ha detto <ti lascio a piedi>. Anche a me non manca l’orgoglio di appartenere al mio Paese, sono molto fiero di essere italiano. Dopo le Olimpiadi di Sydney mi fu chiesto se volevo nuotare per l’Australia, io dissi di no. Osservo però che, in genere, gli italiani sono fieri quando vengono attaccati, non lo sono quando sono chiamati ad esportare le eccellenze. Invece a me piace tutto quello che è italiano; mi piace il tricolore, e mi auguro che il nostro Paese si possa riprendere come merita. Io penso in positivo”.
  • In cucina come te la cavi? “Secondo me io non sono male. Emiliano Brembilla è molto più bravo. Lui è capace di cucinare dei primi e secondi, persino i dolcetti. Sa fare una torta di mele che Natalia invidia. Ma anch’io ho imparato qualcosa. Ultimamente vado abbastanza spesso ai fornelli. Mi viene bene la pasta con gli zucchini, il soffritto con cipolla e carote e sedano per fare la pasta con le salsicce; ho fatto il risotto, lo sformatino. Lo spaghetto alle vongole lo faccio mondiale. Una volta, per lavoro, sono stato chiamato per presentare una piastra a induzione. Mi hanno detto <tu devi cucinare>. Ero in imbarazzo perché non ero davanti ai miei fornelli. Comunque, piano piano, ho creato uno spaghetto alle vongole, zucchini e bottarga da leccarsi i baffi, una cosa mondiale, un po’ anche per fortuna perché, sbagliando, è andata meglio. Imparo anche dai programmi che si vedono in televisione. Sì, cucinare mi piace”.
  • Le tue preferenze gastronomiche: un piatto napoletano, uno regionale italiano, uno australiano… “All’ambasciata australiana ho mangiato l’agnello, il “lamb”, tipico piatto australiano. Purtroppo l’hanno fatto come “lamb pie”. Secondo me questa soluzione è uno spreco, perché quando hai un alimento così buono sarebbe meglio non lavorarlo troppo; a me piace la famosa costina di agnello. Più una cosa è buona e meno ha bisogno di essere lavorata. Se parliamo di cose italiane, ovunque ti giri ci sono cose buone. Ad esempio, io non conoscevo nemmeno la polenta ma a Verona ho imparato a mangiare “polenta e osei”, lo stinco di maiale, la carne di cavallo, che da anche un apporto notevole di ferro. Se scendiamo più a sud mi piace molto lo spaghetto con le vongole, oppure con pomodorino pachino, magari ripassato in padella con po’ di parmigiano”.
  • I vini? Lì non sono molto ferrato. Purtroppo la mia compagna è l’unica russa al mondo che non beve, nemmeno uno spritz. Comunque, da veneto di adozione, preferisco il vino rosso, che fa anche bene perché ha gli antiossidanti, come il resveratrolo. Ho conosciuto l’amarone, che è favoloso”.
  • Musica? “Prima io ascoltavo molto di più la radio. Adesso sono proiettato più verso le canzoncine per bambini che si trovano nei cartoni animati, che guardo con le mie bambine. Mi piacciono anche le canzoni napoletane ma quelle più moderne, tipo Pino Daniele. Purtroppo non quelle più vecchie, non sono entrato in quel filone”.
  • Tu hai una voce musicale, canti? “Ho preso alcune lezioni di canto. La mia maestra mi ha detto che ho una buona voce ma che sono irrimediabilmente stonato”.
  • Chiudiamo il cerchio. Sei tornato ad allenarti. Anche recentemente hai dichiarato che non ti senti ancora un ex nuotatore, che non ti sei ancora ritirato. E’ una boutade, oppure, proprio non vorrai mai cercare di entrare nell’International Swimming Hall of Fame? “Eh lo so. Entrare nell’ISHOF sarebbe una grande gratificazione. La  verità è che non mi piace quando decidono gli altri. Non mi piace quando dicono “ha finito”, “ha smesso”, “si è ritirato”…Quando uno chiude deve essere per sempre. Credo che sia più facile che io lo dica perché non ho più nemmeno il tempo fisico di partecipare ad una gara dei campionati italiani. Potrebbe anche darsi che ci sia un’ultima partecipazione agli assoluti, per il piacere di condividere insieme il commiato dall’agonismo… Ma non mi faccio questo problema. Per ora mi basta il piacere di allenarmi. Direi che in questo momento, come atleta, sono in stand by attivo, molto attivo. Tuttavia, se ci sono opportunità fuori dall’acqua, prima dicevo no oppure si, adesso dico si – si. E’ giusto che sia così. Mi sveglio alla mattina, sono prima genitore e poi Massimiliano, le cose cambiano”.
  • Tempo per leggere? C’è n’è poco. Per fortuna c’è Sky, guardo volentieri un film o qualche documentario. Poi un po’ anche internet.
  • Sei attivo sui social media? “Io sono sia su Twitter sia su Facebook, però ho grande rispetto e non mi piace usarli ne a favore ne a sfavore. Se uno li usa solo per dire <oggi sono stato bravo> non mi piace. Devi stare al gioco tutti i giorni. Posso ritwittare dei twit di Arena o altri ma di mia iniziativa io sono un po’ prudente”.
ROSOLINO E CAMETTI
Massimiliano Rosolino e Camillo Cametti durante l'intervista. Foto di Patrizia Cenzo

 

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