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Un'analisi dell'ultima prodezza di Katie Ledecky

Una Ledecky infinita

Pur gareggiando in una competizione di secondo piano, a fronte del meeting che vede impegnati i maggiori calibri del nuoto a stelle e strisce (e non solo), Kathleen Ledecky è riuscita a catalizzare l'attenzione dei media, realizzando – in solitaria – una prestazione senza precedenti: un nuovo record mondiale.

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Ledecky Katie,  United States USA, gold medal

15:34.23, res ipsa loquiturQualsiasi commento si possa fare, il crono fatto registrare da Katie Ledecky (foto di copertina, di Giorgio Scala/Deepbluemedia.eu) , l'americanina classe '97, possiede una schiettezza difficilmente eguagliabile con le parole. Appena pochi istanti prima che la sua rivale, Lotte Friis, si confrontasse nei 1500 con le – altre – talentuose atlete statunitensi (nella giornata inaugurale del Santa Clara International) Katie ha vagliato il proprio stato di forma, nella medesima distanza, giungendo ad un inaspettato (a suo dire) record del mondo.

Il tempo realizzato dalla Ledecky agli Woodlands Senior Invitational, in Texas, fa impallidire il pur notevole riscontro cronometrico nuotato dalla danese (16:00.35): dal diretto confronto, infatti, emerge che tra le due, all'arrivo, vi sarebbe stata una distanza di poco inferiore ad un'intera vasca, da 50 metri.

Il crono dell'americana sorprende – e sconvolge –, per svariati aspetti.

Anzitutto è stato frutto di una gara che, diversamente dal precedente primato – effettuato in occasione dei mondiali di Barcellona (2013), in cui vi fu una lunga battaglia fra la Ledecky e la succitata Friis –, non è stata condotta “spalla a spalla” con alcuna avversaria.

lotte Friis e Katie Ledecky FINA Swimming World Championships Barcelona 2013

Lotte Friis e Katie Ledecky a Barcellona 2013. Foto di Giorgio Scala/Deepbluemedia.eu

 

D'altra parte, le condizioni fisiche dell'atleta, non trovandosi in un periodo di allenamento defaticante (ossia, “di scarico”), non dovrebbero essere ottimali.

Il profilo, tuttavia, che colpisce maggiormente è quello relativo ai passaggi realizzati nel corso della gara. Gli ignari spettatori dell'impresa avranno avuto modo, più volte, di cambiare opinione sul valore della prestazione che si stava materializzando dinanzi ai propri occhi.

Le prime vasche, infatti, sono state condotte con un passo relativamente tranquillo (ai 200, 2:02.31 a fronte del 2:00.05, nuotato in occasione del precedente record), il che può aver ingenerato nel pubblico il legittimo convincimento che la Ledecky non intendesse “andare alla ricerca del tempo”, e ciò anche in considerazione dei consueti passaggi televisivi sovente messi in mostra dalla statunitense delle migliori occasioni.

Nondimeno, le ambiziose intenzioni di chi macinava, bracciata dopo bracciata, tempi sempre più interessanti sono presto divenute palesi e, in virtù di un passaggio ai 700 (7:13.71) appena superiore al primato mondiale degli 800!! (7:13.12), qualcuno avrà creduto che l'atleta volesse, in realtà, mettersi alla prova sulla “mezza” distanza. Il tempo degli 800 (8:16.18), in effetti, rappresenta – di oltre due secondi – il miglior risultato stagionale mondiale e le avrebbe, peraltro, consentito di vincere la relativa gara ai campionati di Barcellona.

Il problema, se così vogliamo definirlo, consiste nel fatto che tale crono, il quale ha cancellato lo US Open Record di Janet Evans (8:17.12, risalente al 1988), è stato timbrato “ai piedi”. In seguito, la Ledecky, ha proseguito la una cavalcata trionfale sino alla chiusura – molto simile, questa, a quella realizzata in occasione del record del mondo (1:00.70 vs 1:00.47) nel qual caso, tuttavia, si giocava un titolo mondiale ed era in lotta con la danese Friis – che le è valso il nuovo primato della distanza.

Dalla comparazione dei passaggi, del vecchio e del nuovo record, si nota come la distribuzione di gara sia stata molto più equilibrata in occasione del recentissimo primato. In particolare, la campionessa ha ridotto il numeroso di 100 nuotati sopra l'1.03 da un numero di sette ad uno soltanto, che – di fatto – è stato un incidente di percorso, precedente all'accelerazione degli ultimi 200 metri.

Che Katie sia, ad oggi, l'atleta più forte dai 400 ai 1500 è la mera constatazione di una supremazia totale, ma l'aspetto preoccupante (per il resto del globo) consiste nella sua infinita – lato sensu, intesa – “volontà di potenza”, il desiderio di migliorarsi ancora ed ancora, persino in occasione di tappe di minor rilievo, in periodi difficili (da un punto di vista di preparazione fisica) della stagione natatoria. Se già lo scorso anno non si dubitasse che il suo record degli 800 – che indubbiamente rappresenta il suo primato personale meno lucente, pur giustificato dalla stanchezza accumulata in un'impegnativa settimana di competizioni (mondiali 2013) – fosse destinato ad una sensibile revisione, adesso si teme che ad ogni manifestazione la Ledecky possa riscrivere una pagina del nuoto, quantomeno dai 400 ai 1500.

A Friis, Belmonte, Boyle e a chiunque abbia intenzione di inserirsi nel contesto – già saturo – del mezzofondo femminile non resta che battagliare per accomodarsi sul secondo e terzo gradino del podio.

 

Luigi Lo Conte 

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