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Intervista al numero uno dei fotografi delle discipline acquatiche: Giorgio Scala

I segreti di Giorgio Scala, il numero uno delle foto "acquatiche"

Da oltre un decennio è l'autore dei migliori scatti legati agli appuntamenti più importanti nelle discipline acquatiche. Giorgio Scala, il re dei fotografi nonché "obiettivo" ufficiale delle Federazioni italiana, europea e mondiale, ci ha spiegato alcuni segreti della sua carriera e introducendo il workshop di fotografia sportiva che terrà (per coloro che si iscriveranno) al prossimo Trofeo Settecolli di Roma.

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Dentsu, Nikon, Photographer, Giorgio Scala

Quando si tratta di affrontare le discipline acquatiche, un italiano in testa c’è sempre, da quasi 15 anni. L’identikit per coloro che vivono e hanno vissuto gli sport tra piscine, piattaforme, trampolini e bacini per nuoto in acque libere, è chiaro: si tratta di Giorgio Scala, il numero uno tra i fotografi sportivi “dell’acqua” ritenuto tale acnhe da i protagonisti che ne animano le competizioni. Una presenza ormai immancabile tra Olimpiadi ai Mondiali, agli Europei, passando ovviamente per i Campionati Nazionali delle discipline legate a Federnuoto.

Scala (in "azione" durante i Mondiali in vasca corta 2014, nella foto di copertina di Andrea Staccioli/Deepbluemedia/Insidefoto), romano e vero artista delle immagini sportive, dal 2003 è diventato il fotografo ufficiale di FIN, poi di LEN e FINA, ovvero delle Federnuoto italiana, europea e mondiale e delle Federazioni di Russia e degli Emirati Arabi. Riconosciuto come il fuoriclasse dello scatto da bordo vasca, si appresta in questi giorni a vivere l’ennesimo evento internazionale in prima linea. Un appuntamento dal sapore speciale per lui, che in questo caso giocherà “in casa”. Ovvero al Trofeo Settecolli – Internazionali d’Italia, al via venerdì prossimo – 12 giugno – fino a domenica 14.

L’abbiamo contattato, al rientro da un viaggio a Kazan (Russia) – città sede dei prossimi Campionati del mondo dal mese di luglio –, Giorgio Scala sta preparando l’appuntamento agli Internazionali d’Italia. Ma oltre al qualitativamente straordinario lavoro fotografico “sul campo” e in giro per il mondo, realizzato con la sua agenzia fotogiornalistica Deepbluemedia – fondata da lui nel 2006 e nella quale lavorano alcuni tra i migliori fotografi sportivi d’Italia -, il Settecolli 2015 vedrà anche la realizzazione del suo quinto workshop fotografico riservato a chi voglia imparare ad usare il proprio mezzo da bordo vasca. E proprio al fianco del re delle foto sportive – in veste di docente, per l’occasione – e dei campioni nazionali e internazionali impegnati al Foro Italico. Gli abbiamo chiesto di ripercorrere la sua carriera ultradecennale – per quanto riguarda lo sport - e di spiegarci nel dettaglio l’idea del corso di fotografia sportiva legato al Settecolli. Al quale chiunque possieda una macchina fotografica professionale può partecipare. Basta prenotarsi inviando una e-mail all’indirizzo scrivi@ilcorsodifotografia.com e consultare le modalità di partecipazione dalla pagina Facebook dedicata al workshop: ilcorsodifotografia.com - Deepbluemedia.

 

Giorgio, si può dire che lei sia riconosciuto universalmente come il numero uno degli sport acquatici, dall’altra parte della vasca?

«Il mio ruolo, anche se spesso cerco di lavorare con altre discipline sportive, ma anche in altri ambiti totalmente diversi come la fotografia industriale, architettonica o anche paesaggistica, è di certo legato all’acqua sin dalla mia nascita professionale. Non dico che farò soltanto questo nella mia carriera futura, ma è ovvio che la mia conoscenza è particolarmente approfondita in questo campo. Non lo posso negare. Essere diventato il fotografo ufficiale delle Federazioni internazionali, europea, italiana, russa e degli Emirati, deriva semplicemente dal fatto che mi hanno conosciuto il mio operato nel corso di questi anni. E oltre al fatto di riconoscermi la capacità di realizzare una singola foto particolarmente bella, mi riconoscono la capacità di trovare e utilizzare scatti di livello medio-alto nell’arco di un intero evento. Guardando più indietro, ho venduto la mia prima foto nell’82. Dal 91 al 2002 ho vissuto in Africa, tra Kenya e Tanzania e quando sono ritornato in Italia nel 2003 ho ricominciato ad esercitare in ambito sportivo. In quel lasso di tempo diciamo che sono saltato sul treno appena partito della fotografia digitale, nel suo periodo d’esordio».

Tra le tante location in cui ha lavorato in questi ultimi 13 anni, quali l’hanno colpita di più. Dal migliore impianto in generale, a quello più funzionale per il vostro lavoro di fotografi?

«Devo dire che a memoria non so più quantificare in quanti tra Mondiali, Europei e competizioni internazionali varie, ho lavorato. E penso sia un bene. Ovviamente dico che lavorare all’aperto, in impianti outdoor e con la luce del sole, è sempre la cosa migliore per noi fotografi. Per il resto, sembrerà scontato, ma il mio voto “10” se lo merita senza dubbio lo Stadio del Nuoto di Roma che rimane qualcosa di eccezionale. Poi la piscina di Dubai – l’Hamdan bin Mohammed bin Rashid Sports Complex, ndr – è secondo me l’impianto natatorio più bello che ci sia al momento. Ha grandi spazi, spalti fissi per 15mila persone ed è davvero notevole. Molto particolare è stata la piscina di Chartres in Francia, tutta costruita in acciaio, così come il fondo, in acciaio ruvido: il che dà vita ad alcuni riflessi davvero molto particolari. Un’altra meravigliosa vasca è stata il “Cubo” di Pechino. Con questa struttura di bolle di plastica è sicuramente particolare e innovativa. La piscina di Doha degli ultimi Mondiali in vasca corta dello scorso dicembre, era illuminata in una maniera spettacolare e perfetta, cosa per noi importante. E poi era inserita in un complesso multi sportivo eccezionale. Probabilmente è la struttura migliore in un posto dove non ci sono stati Giochi Olimpici. Poi gli impianti, quando sono nuovi, sono tutti belli. Però ci sono delle particolarità che te li fanno apprezzare maggiormente ed altre che danno l’effetto contrario».

In questi anni come si è evoluto il suo mestiere di testimone attivo delle imprese in piscina dei vari campioni?

«La fotografia sportiva è cresciuta con la qualità tecnica dei mezzi. Per esempio oggi abbiamo strumenti che 10 anni fa ci saremmo soltanto sognati a livello si capacità. Ogni due anni, tra Olimpiadi e Mondiali di calcio in genere, le grandi marche lanciano un modello innovativo, vuoi completamente nuovo o un’evoluzione di qualcosa di già presente sul mercato. E questo è sempre un input per l’innovazione. Insomma, si moltiplica la qualità dell’immagine ogni due anni».

 

QIU Bo China CHN gold medal 10m. platform men

Il tuffatore cinese Qiu Bo fotografato da Giorgio Scala durante i Mondiali 2013 a Barcellona.

 

Si può trasportare al nuoto, questa continua evoluzione. Magari per alcuni suoi aspetti tecnici?

«Si può paragonare. Se guardiamo al nuoto, oltre al periodo di boom improvviso che è arrivato nell’era dei costumoni tra 2008 e 2009, la curva verso il miglioramento è stata sempre costante e continua. Ma questo vale per quasi tutti gli sport. Lo stesso si può dire anche per i tuffi, dove sempre più atleti si migliorano, preparando esibizioni che hanno un coefficiente di difficoltà crescente. Forse è meno verificabile nella pallanuoto e nel nuoto sincronizzato, discipline in cui capacità e miglioramenti tecnici possono forse essere apprezzati appieno solo dagli occhi di chi è più tecnico. Nel caso della pallanuoto, si è evoluta in maniera diversa, se pensiamo alla riduzione del campo di gara da 30 a 25 metri – attuata durante i Preliminari di World League della stagione in corso, ndr - , si è voluto privilegiare lo spettacolo. Ma non credo la qualità del gioco ne abbia risentito. La zona centrale della vasca, con le dimensioni di gioco più grandi, veniva comunque sfruttata meno. Secondo me non ne ha stravolto la tattica. Invece, per quanto riguarda noi come fotografi non ha cambiato molto. Ma allo stesso modo, anche le ultime innovazioni dei regolamenti della nuotata a rana – nelle cui gare, da questa stagione, si può utilizzare la gambata a delfino in qualsiasi momento, purché prima di quella a rana, ndr – non hanno reso più difficili le nostre abitudini. Per il resto, tra le cose che hanno aiutato tantissimo noi fotografi e per la quale ho caldeggiato la FINA per il suo cambiamento, è stata la possibilità di rimuovere la corda del controstart ai 15 metri nelle gare di nuoto. Ragionevolmente poteva servire a ben poco agli atleti e veniva mantenuta per mera tradizione. Ed era qualcosa di scomodo per la televisione e per i fotografi. Per fortuna l’hanno abolita dopo i Mondiali di Barcellona 2013. Un cambiamento se proposto ha sempre un motivo per cui si debba prendere in considerazione».

Ci sveli quali sono le proprietà da sviluppare per un fotografo che vuole diventare “un campione” a brodo vasca. Quali proprietà da possedere e se per le piscine ci sono dei canoni diversi dalle altre discipline sportive o nella fotografia più in generale?

«Un bravo fotografo non dico che deve nascere tale, perché è un po’ esagerato. Ma deve comunque avere sviluppate in sé delle attitudini naturali che gli diano un vantaggio oggettivo rispetto a coloro che hanno bisogno di apprenderle. L’esempio migliore riguarda la composizione dell’immagine: secondo me l’unica vera caratteristica di qualità immediata. È una capacità innata per alcuni, quella di comporre un’immagine all’interno di una situazione da fotografare. E deve svilupparsi ancora prima di scattare. Se è già una predisposizione, facilita senz'altro la professione. Se si vuole fare fotocronaca di un evento, non c’è tempo per pensare alla composizione. Un bravo fotografo già deve sapere queste informazioni che a un certo punto deve automatizzare. Il resto si apprende con l’esperienza. Perciò, per prima cosa devi sapere di cosa si sta parlando. Devi conoscere le regole e la tecnica di nuotata della disciplina. Per esempio, la maggior parte del mondo natatorio nuota in senso “antiorario” in allenamento. Quindi quando farà la virata a rana o a farfalla con cui si tocca con due mani allo split, spesso si girano alla sinistra del bordo vasca. Il fotografo deve stare pronto dalla parte giusta per la foto giusta. Poi ci sono degli accorgimenti legati alla conoscenza degli atleti. Ad esempio Federica Pellegrini sale sempre dallo stesso lato e bisogna farsi trovare pronti. Oppure bisogna sapere i gesti scaramantici in partenza. Come Cesar Cielo Filho che si mette in bocca mezza bottiglietta d’acqua e poi fa lo spruzzo. Una serie di cose che si apprendono quasi a livello “etologico”, definibile come studio del comportamento dell’atleta. È qualcosa che si studia al di fuori della competizione. È un lavoro di ante-produzuione. E poi ci si deve organizzare. Ci si costruisce un flusso di lavoro che parte ben prima delle gare: come prepararsi le cartelle del computer suddivise per sessione, giornate o nella pallanuoto per partita. Fare confusione non è affatto consigliabile con poco tempo a disposizione. Poi si devono sapere bene i nomi di tutti devono essere memorizzati nel computer. Non si può improvvisare molto in questi casi. Ognuno di noi ha dei metodi diversi, ma si va verso la stessa tipologia di archiviazioni».

 

PELLEGRINI Federica	Circolo Canottieri Aniene SCALA Giorgio

Sopra Giorgio Scala con Federica Pellegrini durante gli Assoluti Primaverili 2014. Photo Diego Montano/Deepbluemedia/Insidefoto

 

Alcuni soggetti sono più ostici da immortalare rispetto ad altri?

«Sì, ci sono atleti chiamiamoli “infotografabili”, per motivi semplici ma evidenti. Alcuni nuotano talmente bene che soprattutto nello stile libero non tira fuori nemmeno un occhio, rendendosi così non fotografabile. Sun Yang, Paltrinieri e in genere i fondisti sono difficili da fotografare bene. Però ce n’è stato uno particolarmente ostico nella mia carriera: il russo Prilukov. Dopo anni osservazione abbiamo capito che l’unica possibilità per una bella foto ce la dava all’uscita della virata in coincidenza con la prima bracciata!».

Dal prossimo fine settimana si ripeterà il workshop tenuto da lei alla piscina del Foro Italico. Ci spieghi come è nata questa idea di insegnare i “trucchi del mestiere”.

«Nel 2009, durante i Mondiali di Roma, i volontari che collaboravano con me nella gestione dei fotografi mi hanno chiesto: “Quando finiscono i Campionati potresti farci un corso di fotografia?”. Poi ho chiesto ai responsabili del Foro Italico se avessero a disposizione un’aula da affidarmi per farlo e ho ricevuto il loro aiuto. E infatti nel novembre successivo – il Mondiale finì in agosto – siamo partiti e vi hanno partecipato quasi esclusivamente i volontari. Fui soddisfatto. Abbiamo così deciso di replicare. E ne ho tenuti non più di una decina. Da lì, dopo aver partecipato a un workshop di equitazione mi venne l’idea di trasportarlo anche al nuoto. E dal 2010, grazie alla disponibilità della FIN è iniziato l’appuntamento al Settecolli. Un workshop interessante per chiunque abbia l’attitudine. Avere la possibilità di fotografare, sottolineo da bordo vasca e durante una manifestazione internazionale, non è proprio comune. Normalmente i workshop più comuni non si fanno in occasioni così rilevanti. Stare a contatto delle stelle del nuoto, la piscina del Foro Italico ha forse la luce più bella del mondo e in più ci metto parte delle mie conoscenze di scatto e, questa e tutt’altro che da sottovalutare, della post-produzione è una bella opportunità. E da qui nasce un corso che per chi ha un interesse sia professionale sia da amatore che vogliano imparare qualcosa in più, mi sembra l’ideale».

I numeri della sua agenzia Deepbluemedia sono importanti. Ci sono, tra le persone che lavorano con lei, alcuni fotografi che hanno iniziato con i suoi workshop e corsi?

«Sì, ci sono fotografi che hanno fatto corsi e workshop e collaborano tutt’ora con me, seguendo anche altri eventi per conto della mia agenzia, la Deepbluemedia. Quindi niente nasce e finisce al momento. Chi dimostra di avere qualità da coltivare può sempre rimanere nel giro. E ovviamente se noto quelle qualità non me lo faccio scappare. Tra gli esempi più recenti, c’è stato un mio allievo, Gianluca Di Fazio, che ha da poco tenuto una presentazione importante di foto di vela, sport che segue. E lui in pochissimo tempo è diventato un professionista di ottimo livello in questo campo. Veder crescere professionalmente lui e altri allievi non può che far piacere. A questo bisogna aggiungere per dovere, che il fotografo sportivo non è qualcosa che si possa facilmente intraprendere come carriera. C’è tanta, molta, concorrenza ed è sì un media sempre più utilizzato, ma il contemporaneo avvento degli smartphone consente a molti altri di procurarsi delle foto più o meno belle. In questo senso si può insegnare ad usare meglio ogni strumento, anche un telefono».

Ci sono ancora posti disponibili e come si può partecipare attivamente al prossimo workshop del Settecolli?

«Sì, è sufficiente e indispensabile contattarci per formalizzare l’iscrizione. Non ci sono molti posti rimasti, ma mi fa sempre piacere avere qualcuno in più. Abbiamo avuto persone da tutta Italia e adesso aspetto che arrivi qualcuno dall’estero, visto che qualche posto c’è ancora. Chi parteciperà al corso di quest’anno avrà, inoltre, l’occasione di seguire il duo misto del sincro, sabato e domenica al termine delle le gare di nuoto, mentre dal venerdì alla domenica ci sarà la pallanuoto con la Nazionale italiana maschile».

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