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FINA in Crisi, Martedì 4 Luglio 2017 – Acque agitate alla vigilia del Congresso

FINA: la sacrosanta battaglia di Paolo Barelli

Per opporsi ad una gestione poco trasparente e costellata di scandali Barelli – segretario onorario uscente della FINA, presidente della LEN e della FIN – si è candidato alla presidenza della FINA – elezioni il 22 luglio a Budapest – , pubblicando un Manifesto per il cambiamento. Intanto il Kuwait, con una lunga lettera, ha rinnegato il primo vice presidente FINA, Usain Al Musallam, cittadino kuwaitiano. Contro l’attuale gestione anche la nuova associazione mondiale nuotatori professionisti.

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Qualche giorno fa, sabato 30 giugno, il numero uno dello sport mondiale, il presidente del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) Thomas Bach, non uno qualsiasi, ebbe ad affermare: “La corruzione e le manipolazioni nelle federazioni erodono la fiducia nello sport”. L’autorevolezza e la fondatezza di questa affermazione sono indiscutibili e, poiché “manipolazioni” si sono riscontrate alla FINA durante il secondo mandato dell’ormai ultra ottuagenario presidente Julio Cesar Maglione, e tuttora si riscontrano, l’affermazione di Bach appare come un’ ulteriore legittimazione della sacrosanta battaglia intrapresa da Paolo Barelli per dare una speranza ai tanti che chiedono alla FINA un cambio di rotta su molti fronti.

La battaglia è ardua ma Paolo Barelli (in copertina, con Martinenghi, Peaty e Titenis sul podio dei 100 rana al recente "Sette Colli" - Foto di Giorgio Scala) appartiene alla categoria di coloro che giudicano proprio dovere combattere per una causa giusta, a prescindere dall’esito finale.

Troppi scandali, furberie e comportamenti censurabili da parte di una “triade” – composta, oltre che dallo stesso Maglione (presidente della FINA dal Congresso di Roma del 2009), dal primo vice presidente Husain Al Musallam (KUW - sotto) e dal vice presidente Dale Neuburger (USA)- che influenza il governo della FINA con l’intento di controllarla per un altro quadriennio, cercando di vincere le elezioni del prossimo 22 luglio, grazie anche all’interpretazione capziosa di alcune norme.

Husain Al Musallam KUW

Una situazione non più tollerabile che ha indotto Barelli, in nome dei molti che hanno a cuore un sano cambiamento, a gettare il guanto di sfida all’uruguayano - da sempre aduso ad occupare poltrone importanti nelle stanze del potere sportivo internazionale -e ai suoi due sodali, kuwaitiano l’uno statunitense l’altro.

Il sodalizio, a dispetto dei benpensanti, sembrava tenere saldamente in pugno le redini del gioco, anche in virtù di una pilatesca pronuncia del CAS di qualche giorno fa (di cui abbiamo riferito nella sezione Notizie). Sembrava, dicevamo, fino a poco fa.

Infatti è di oggi una lunga e articolata lettera della Federazione Nuoto del Kuwait, corredata da ben otto allegati, nella quale si imputa alla FINA un comportamento scorretto nell’accettare la candidatura a primo vice presidente del cittadino kuwaitiano Al Musallam, cui da tempo la federnuoto del Kuwait aveva tolto l’appoggio.

La lettera, che è stata inviata a tutte le federazioni nazionali e a tutti coloro che ricoprono un incarico in seno alla FINA, diffida la FINA stessa a non procedere con la candidatura di Al Musallam, ponendo, in pratica, le premesse per impugnare la validità dell’assemblea qualora tale perentorio invito fosse ignorato.

Oltre alla questione sollevata clamorosamente dal Kuwait, le dolenze e le contestazioni di Barelli erano, e sono, focalizzate sulle interferenze di Al Musallam e Neuburger nelle elezioni europee dello scorso anno per la presidenza della LEN, anche queste contrarie allo statuto della FINA.

Allora il duo prese posizione a favore dell’olandese Erik van Heijningen (sotto, premiato da Maglione e Neuburger - Foto di Giorgio Scala/Deepbluemedia.eu) . Nonostante le interferenze, palesatesi con forti pressioni su una parte degli elettori, alla fine il “loro” candidato - la cui vittoria avrebbe assicurato acquiescenza dell’Europa ai loro piani - fu travolto dal vistoso trionfo di Barelli.

Julio Cesar Maglione FINA President (L)

Un altro punto di contestazione sollevato da Barelli verteva, e verte, sul conflitto di interessi di Neuburger, uno dei quattro direttori internazionali della TSE, un’agenzia di comunicazione cui da anni la FINA paga cospicue fatture di consulenza.

Non solo, Al Musallam, che è anche direttore (pagato) dell’organizzazione che rappresenta lo sport in Asia, è stato identificato dalla giustizia americana - FBI, Dipartimento di Giustizia - come uno degli attori principali in un caso di corruzione all’interno della FIFA (Federazione internazionale calcio).

Insomma, ce n’era abbastanza per indurre Paolo Barelli a presentare - con mossa a sorpresa, allo scadere del termine (il 22 aprile) - la candidatura a presidente della FINA.

Davide contro Golia? Don Chisciotte contro i mulini a vento? C’era chi lo pensava.

Ora le prospettive dovrebbero essere diverse. L’effetto dell’odierna lettera proveniente dal Kuwait potrebbe avere effetti devastanti nei confronti del terzetto Maglione-Al Musallam-Neuburger.

Barelli ha più volte sottolineato  che la sua candidatura va letta nell’interesse dell’intero movimento, e non è certo dettata dal mero interesse personale. A supporto di quanto sostiene, già da una settimana Barelli ha diffuso, urbi et orbi, un dettagliato Manifesto elettorale, basato su sette pilastri.

Questi i punti fondamentali del Manifesto: sostanziale maggior sostegno alle federazioni nazionali, agli atleti e agli allenatori, da corrispondere in base a criteri meritocratici; maggiore  riconoscimento del ruolo degli atleti e dei tecnici (Barelli contempla anche l’ingresso di alcuni di loro nel Bureau FINA); intensificazione della lotta al doping; supporto dell’attività di base svolta dalle federazioni nazionali.

Julio Maglione, per decenni membro del Bureau della FINA, poi Tesoriere, nel 2009 era riuscito a farsi eleggere presidente con voto unanime, dopo avere promesso che sarebbe rimasto in carica per un solo mandato.

Nel 2013, Congresso di Barcellona, nuova promessa: “Farò il presidente ancora per un mandato”. Anche questa rimangiata. Bugie e ambiguità. Perseguimento del potere ad ogni costo. Anche a quello di indurre il Congresso a cambiare le regole che fissavano in due il numero massimo dei mandati e a 80 anni il limite massimo di età per potersi candidare alla presidenza. Le regole attuali sono in contrasto con quelle del CIO.

Il malessere nella FINA si era palesato pure nei mesi scorsi con le dimissioni del dottor Andrew Pipe, canadese, da presidente del Doping Control Review Board,  e di Jacco Verhaeren, olandese, direttore tecnico del nuoto australiano, dal Comitato Allenatori della FINA: entrambi per dissensi con alcune decisioni FINA in materia di doping.  

Infine, negli ultimi mesi del 2016, sono stati arrestati con l’accusa di avere commesso reati (non in ambito FINA) di corruzione e malversazione, due membri del Bureau, entrambi presidenti delle rispettive federazioni nazionali di nuoto: il brasiliano Coaracy Nunes Filho e il keniano Ben Ekumbo.

Infine, un’altra pesante tegola è caduta oggi sulla FINA, da molti ritenuta colpevole di non considerare abbastanza gli atleti: il lancio di una associazione mondiale nuotatori professionisti (Global Association of Professional Swimmers, GAPS) per iniziativa di Katinka Hosszu, la Lady di ferro Ungherese. Vi ha già aderito una trentina di nuotatori top, campioni e medagliati olimpici e mondiali in rappresentanza di tutti i continenti. Fra essi Adam Peaty, Cameron van der Burgh, Kosuke Hagino, Sarah Sjostrom, Bronte e Cate Campbell, Kosuke Hagino, Cameron van der Burgh, Marco Koch e il trio americano Conor Dwyer, Katie Meili e Lia Neal. Ne riparleremo.

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