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Spazio Libero

Incheon, 21 – 26 settembre - Giochi Asiatici (50m)/Analisi e commento finale

AG: Super Hagino fa poker, Balandin tris, Sun e Ye bis

Nell'ultimo appuntamento internazionale di vasca lunga della stagione fioccano grandi risultati. Hagino super, domina i Giochi, batte sul filo di lana Sun nei 200 stile, mentre Park si lecca le ferite. A sorpresa il ranista kazako Dmitriy Balandin vince tre medaglie. Emergono i teen-ager cinesi Xinyi Chen ('98) e a Zhuhao Li ('99).

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La stagione natatoria 2014, come avviene ogni quattro anni, non prevedeva lo svolgimento di manifestazioni di carattere mondiale, almeno non in vasca da 50 metri. D'altra parte, coloro che hanno seguito le massime competizioni svoltesi nell'anno corrente non possono certamente dirsi insoddisfatti.

Giochi del Commonwealth, Campionati Europei, Pan Pacifici e, nei giorni scorsi, Giochi Asiatici hanno rispettato le attese regalando grande spettacolo. Se si aggiungono le prestigiose manifestazioni in cui gli atleti della categoria “Junior” si sono dati battaglia (Europei Juniores, Olimpiadi Giovanili, Junior Pan Pacs) il quadro che viene a comporsi è, senza dubbio, di notevole interesse ed offre un'ottima prospettiva per l'osservazione dei talenti – già affermati o meno – che saranno protagonisti nei prossimi anni.

Le perplessità inerenti ai risultati della stagione in corso discendono, invece, da un duplice ordine di fattori. Si consideri, anzitutto, che alcune nazioni hanno dovuto presenziare a due delle competizioni sopra menzionate. Come è noto nell'ambiente acquatico (e dello sport in generale), non è affatto agevole effettuare una preparazione finalizzata a più di un evento, specialmente quando tra l'uno e l'altro intercorre meno di un mese. In conseguenza di ciò, Gran Bretagna e Australia si sono concentrate sui Giochi del Commonwealth a scapito, rispettivamente, dei Campionati Europei e dei Pan Pacifici; allo stesso modo il Giappone – e, in maniera ben più rigorosa, la Cina – ha scelto di privilegiare i Giochi Asiatici ai Pan Pacifici.

Si noti, inoltre, che alcuni atleti – in particolare, coloro che non sono più giovanissimi –, a seguito di anni di fatiche, hanno optato per tirare il fiato nel 2014 al fine di giungere nella migliore condizione possibile agli impegni mondiali ed olimpici.

Ad ogni modo, queste ultime valutazioni non riguardano i nuotatori che, pur a tardo settembre, si sono espressi su livelli elevatissimi, ai Giochi Asiatici.

Tra il 21 e il 26 settembre, ad Incheon (KOR), il Munhak Park Tae-hwan Aquatics Center ha accolto gli specialisti del nuoto in vasca impegnati nella 17° edizione dei Giochi Asiatici.

Come si è accennato, questo rappresenta il più importante impegno annuale per i due colossi, Cina e Giappone, e non di rado sono proprio i campionati asiatici la sede in cui esplodono giovanissimi talenti e barcollano record mondiali. Anche in questo senso, i Giochi appena conclusi non hanno certo tradito le attese. Ma procediamo con ordine.

Fra i 34 Paesi partecipanti è stata la Cina (22 ori, 12 argenti, 11 bronzi) ad aggiudicarsi il primo posto nel medagliere: si tratta della sesta vittoria nelle ultime sette edizioni, una supremazia che ha avuto inizio a Pechino 1990 e che ha subito l'unica battuta di arresto a Bangkok nel 1998.

Il Giappone (12-20-13), come di consueto, è stato l'unica squadra in grado di competere per l'oro in quasi ogni disciplina, ma a dispetto di un ottimo rendimento al maschile (in cui ha totalizzato un oro in più della Cina) ha dovuto accontentarsi del secondo posto complessivo.

A sorpresa sul terzo gradino del podio sale il Kazakistan (3-2-0). Sia per l'assoluta inconsistenza dei padroni di casa (il cui capitano, Park, è parso a dir poco appannato) sia per gli indiscussi meriti di un protagonista d'eccezione, Dmitriy Balandin (classe '95), che ha realizzato una storica hat-trick nella rana, l'ex repubblica dell'Unione Sovietica centra un grande risultato. Degni di menzione, peraltro, i notevoli progressi della dorsista Yekaterina Rudenko ('94), giunta seconda nei 50 e 100 dorso.

Anche il piccolo Singapore si aggiudica un oro individuale. Joseph Schooling, che si allena stabilmente negli States, dopo l'argento ottenuto nei 100 farfalla ai Giochi del Commonwealth (alle spalle del solo Chad Le Clos), è riuscito ad imporsi nella medesima gara ad Incheon ed ha impreziosito il suo palmares con un argento nei 50 ed un bronzo nei 200.

A medaglia sono giunti pure Corea del Sud, Hong Kong, Vietnam e India.

Una parentesi merita Nguyen Thi Anh Vien, la giovane (classe '96) vietnamita che porta sul podio (del nuoto), per la prima volta nella storia, il paese del sud-est asiatico. L'atleta, che quest'anno ha conquistato l'oro nei 200 misti ai Campionati Olimpici Giovanili, in Corea ha ottenuto due bronzi, 200 dorso e 400 misti.

Venendo adesso al profilo delle prestazioni individuali, è doveroso un omaggio a quegli atleti che hanno reso spettacolari i Giochi Asiatici.

Il Re dei Campionati è Kosuke Hagino. 4 ori (3 individuali), 1 argento e 2 bronzi già ne farebbero un nuotatore fuori del comune, ma è la profonda insoddisfazione che accompagna un medagliere – a parere di chiunque altro – magnifico a renderlo, in prospettiva, un vero campione. Il nipponico, che afferma senza timore di avere come modello Michael Phelps, pur concedendosi come attenuante le fatiche di una lunga stagione, non è affatto indulgente con se stesso e, sui Giochi Asiatici, sentenzia “I'd probably say overall, I am more dissatisfied than I am satisfied” (The Japan Times).

La volontà di migliorarsi ancora ed ancora è sempre stata la marcia in più di Hagino. Se solo si osservano le sue gare del 2012 è facile notare, da un lato, le difficoltà in fase di partenza e di subacquea, non solo nei confronti del mago Ryan Lochte ma pure del suo connazionale e coetaneo Daiya Seto, dall'altra, delle frazioni a farfalla e rana non pienamente competitive. Oggi il giapponese è uno dei migliori interpreti del particolare tecnico di apnea ed ha migliorato sensibilmente i due stili che meno gli erano congeniali. Kosuke, peraltro, sta introducendo – via via – oltre che nei 200 pure nei 400 stile libero la subacquea “lunga”: tre i colpi di gambe ad ogni apnea nel 2013, quattro quest'anno. Nessun atleta di alto livello riesce ad eguagliarlo in tale dettaglio nella distanza dei 400. Nei 100 farfalla, in vasca corta, è giunto vicino al record giapponese (50.33 vs 49.90 “gommato”), mentre nella frazione a rana dei misti nuota 1.07 in corta, 1.11 in lunga. In sostanza, Hagino non soltanto è riuscito a recuperare il gap con il resto del mondo, ma è stato persino capace di far divenire punti di forza le sue precedenti debolezze.

Un altro aspetto che ha notevolmente migliorato è la condotta di gara. Dal raffronto (sottostante) dei passaggi dei 400 misti realizzati nelle massime competizioni degli ultimi tre anni si nota come il 2014 sia l'anno della sua consacrazione come “tattico”. Con un passaggio a dorso (per i suoi standard) molto lento, è riuscito a conservare le energie per lo stile libero (55.75), in cui ha fatto piazza pulita degli avversari. Dalla condotta di gara si evince che vi siano ancora ampi margini di miglioramento, ma il nipponico inizia a comprendere che nelle gare che contano sia l'oro, non il record personale, il risultato da perseguire.

Londra '12: 56.77 – 1:59.18 – 3:10.74 – 4:08.94

Barcellona '13: 56.35 – 1:57.91 – 3:09.68 – 4:10.77

Incheon '14: 56.63 – 2:00.77 – 3:12.00 – 4:07.75

L'ambito in cui, invece, Hagino deve necessariamente perfezionarsi è la gestione dello sforzo all'interno di una settimana di gare, abilità nella quale Phelps era maestro. Non è un caso, infatti, che il giapponese, lo scorso anno, abbia avuto difficoltà nei 400 misti, ultima gara del suo programma mondiale. Le Olimpiadi, in tal senso, possono agevolarlo, prevedendo i 400 misti nella giornata di apertura, ma sono molte le problematiche che Hagino dovrà affrontare se continuerà a volersi cimentare in 6 gare individuali, come ad esempio la vicinanza di 400 misti e 400 stile.

Sotto il profilo del successo mediatico, il nipponico riscuote ampi consensi. Al pubblico fa simpatia vedere che tra i tanti colossi del nuoto moderno, un piccolo (175 cm ca.) giapponese riesca a rendersi protagonista. D'altra parte la sua tecnica natatoria – in particolare nel dorso, la cui eleganza è seconda solo a quella del pianista dell'acqua, Ryosuke Irie – ed il suo costante impegno ne fanno un modello da seguire per tutti gli sportivi.

Hagino è senza dubbio un atleta dall'acquaticità straordinaria, se continuerà a lavorare con la serietà sinora dimostrata, forse non giungerà a 8 ori olimpici ma di certo entrerà nella storia sportiva del suo paese.

Ori: 200 sl (1:45.23), 200 mx (1:55.34), 400 mx (4:07.75), 4x200 sl (7:06.74)

Argenti: 400 sl (3:44.48)

Bronzi: 100 do (53.71), 200 do (1:56.36)

La sorpresa dei Giochi Asiatici si chiama Dmitriy Balandin. Prima di celebrare il kazako è necessario mettere in evidenza un paio di punti. Anzitutto la vittoria in questi campionati non significa affatto detenere la leadership mondiale. Infatti, all'opposto di quanto avviene negli altri stili, dopo il dominio decennale di Kosuke Kitajima, il trono della rana sta abbandonando il continente asiatico. A dire il vero anche gli Stati Uniti hanno notevoli difficoltà a trovare uno specialista della rana in grado di emulare le gesta di Brendan Hansen. Ciò non significa che Giappone e Stati Uniti non abbiano atleti competitivi, piuttosto significa che alcuni di loro sono discontinui (in primis, Akihiro Yamaguchi), oppure non sono capaci di sopportare la tensione nelle massime competizioni (Kevin Cordes). In definitiva, non si può negare che la rana veda adesso i propri massimi interpreti nel vecchio continente, in particolare in Gran Bretagna, con le sole eccezioni del sudafricano Cameron van der Burgh e dell'australiano Christian Sprenger.

In secondo luogo si noti che il tris d'oro realizzato dall'atleta di Almaty è frutto pure dell'incapacità di vincere del giapponese Yasuhiro Koseki. Al nipponico, in effetti, sarebbe stato sufficiente ripetere il tempo della semifinale per vincere la finale dei 100, ma – come è noto – la rana è lo stile in cui la tensione arreca il maggiore danno alla fluidità ed efficacia della nuotata. Detto ciò non è possibile non spendersi in elogi per Balandin. Il kazako, nel panorama del nuoto, era uno sconosciuto sino a 10 giorni or sono. Se si dovesse tener conto di tutti gli atleti capaci di nuotare i 200 rana in 2:13, infatti, sarebbe necessario monitorare un numero esorbitante di talenti. È giovane, certo, ma non così giovane da giustificare un salto di qualità del genere. Balandin è nato il 4 aprile 1995, 19 anni e mezzo quindi. Lo scorso anno non è riuscito a centrare nessun podio ai Campionati Mondiali Giovanili di Dubai, quest'anno nei 200 rana è il migliore '95, con ampio margine. Il 2:07.67 è una prestazione incredibile, la terza migliore in assoluto del 2014 a soli 37 da Ross Murdoch e a 66 dal record del mondo. Non si nasconde che i tempi dei 50 e dei 100 del kazako siano ancora distanti dall'élite mondiale, ma la sensazione destata dai 200 rana è ancora vivida. A giudicare dall'assoluta tranquillità con cui ha lasciato che il giapponese rimanesse in testa nella prima fase di gara senza che ciò lo facesse minimamente scomporre si comprende che Balandin sia ben strutturato non solo fisicamente, ma pure sotto il profilo mentale. Se si aggiunge che sia sui 100 che nei 200, nella fase conclusiva, è stato capace di accelerare il ritmo di bracciata senza che la sua azione perdesse efficacia si intuisce che nei prossimi anni tutti i ranisti dovranno fare i conti con il nuovo talento kazako.

Ori: 50 ra (27.78), 100 ra (59.92), 200 rana (2:07.67).

Hagino e Balandin sono stati gli unici due atleti ad aver conquistato 3 ori individuali, ma numerosi sono coloro che hanno vinto due titoli: Zetao Ning, Yang Sun, Ryosuke Irie al maschile e Duo Shen, Yuanhui Fu, Xinyi Chen, Shiwen Ye al femminile. Con la sola eccezione del giapponese Irie sono tutti nuotatori cinesi e i loro successi meritano di essere analizzati.

Principiando da Ning, vincitore dei 50 e 100 stile libero, occorre sottolineare che nella gara più veloce sia distante anni luce dal vertice mondiale. Il 21.95 che gli ha consentito di mettere dietro tutti gli asiatici è appena all'interno del top-20 annuale, ma soprattutto è ad oltre 6 decimi dal 21.32 di Florent Manaudou. È vero che il cinese non ha nei 50 la propria gara di punta, tuttavia se non sarà in grado di divenire più performante nella singola vasca non potrà certamente giungere all'agognata vittoria nella gara regina a Rio 2016, che rappresenta – apertamente – il suo obiettivo. Il progresso di Zetao nei 100 stile (da 48.27 a 47.70, confermato da due frazioni “lanciate” di staffetta nuotate in 47.08 e 46.91) è indubitabile, ma quando avrà a che fare con gli alfieri della velocità mondiale non potrà virare 23.02 senza essere sopraffatto dalle onde. Troppo lunga sarebbe la questione del doping concernente Ning: qui è sufficiente dire che nel 2011 ha ricevuto una sospensione annuale, che non può non destare talune perplessità, almeno nei più sospettosi...

Il pluricampione mondiale e olimpico Yang Sun negli ultimi due anni ha fatto parlare di sé più per vicende extra-natatorie che per i risultati in vasca. In un paese, come la Cina, in cui il rigore è tutto, Sun si è reso protagonista di episodi poco edificanti ricevendo sanzioni sia in ambito giurisdizionale (sette giorni di carcere per aver causato un incidente guidando senza patente) sia dalla federazione cinese di nuoto (sospensione da tutte le competizioni nazionali ed estere e dagli allenamenti con la nazionale). La sconfitta nei 200 stile libero ad opera di Kosuke Hagino deve suonare come un campanello d'allarme per il gigante cinese (che, ad ogni modo, ha vinto 400 e 1500): il talento di Sun è immenso, ma per vincere 200, 400 (800) e 1500 è necessario dedicarsi totalmente al nuoto. Nell'ultima gara citata, peraltro, è vivo l'interesse italiano: Gregorio Paltrinieri, autore di un 14:39 quest'anno, sta assumendo il ruolo di rivale n.1 per il lungo cinese, 10 secondi più lento di lui nel 2014. Gregorio ha dalla sua gioventù e caparbietà, tuttavia se nei prossimi anni vorrà sconfiggere Sun dovrà impostare un passo gara ancora più sostenuto perché nessun mezzofondista è capace di resistere allo sprint conclusivo del cinese.

Di Ryosuke Irie vi è ben poco di nuovo da dire. Di sicuro il suo dorso è il più bello dell'intero panorama mondiale. È certo che i tempi realizzati anche quest'anno (52:34; 1:53.26) lo rendono, sulla carta, il favorito nei 100 e 200 dorso per il mondiale di Kazan e le Olimpiadi di Rio. Con eguale sicurezza si può affermare che ben difficilmente riuscirà a prevalere nel contesto globale. Tra il 2009 e il 2012, a livello individuale, ha collezionato 3 argenti nei 200 dorso (dietro a tre vincitori differenti: Peirsol 2009, Lochte 2011, Clary 2012) e 2 bronzi nei 100 dorso. La verità è che Irie non riesce a vincere nelle manifestazioni importanti e salvo che accumuli un ampio margine sul resto del mondo è improbabile che giunga all'oro negli anni a venire.

Al femminile, in molti siti internazionali, si è detto un gran bene di Duo Shen. Dispiace andare controcorrente, ma vi sono almeno due fattori che non depongono a favore della giovane (classe '97) cinese, pluricampionessa olimpica giovanile nello scorso mese di agosto. Anzitutto, nonostante i tempi che le hanno assicurato l'oro a Incheon (54.37; 1:57.66) ed ancor più quelli di Nanchino (53.84; 1:56.12) siano di pregevole fattura, lo scorso anno – a Shenyang – si esibì, specialmente nei 200 (1:56.27), in prestazioni simili, il che denota uno scarso progresso tra i 16 e i 17 anni. L'aspetto più preoccupante, però, è l'imperfetta (a dir poco) tecnica di nuotata. La bracciata della cinese è eccessivamente corta e il gomito non si distende in maniera adeguata neppure venendo a contatto con il liquido. La virata e la fase subacquea sono da principiante. Il suo tecnico, l'americano Ron Turner, ha spiegato quanto vi fosse da migliorare nella tecnica natatoria di Shen a 13 anni (si veda http://www.mondonuoto.it/news/2014/09/24/ag-nuoto-4-hagino-4-oro-nei-400-misti), ma se la cinese non sarà capace di modificare quei particolari tecnici, nonostante i suoi 180 cm, non diventerà un'icona del nuoto a livello assoluto.

Yuanhui Fu. L'atleta, classe '96, già nel 2012 fu capace di nuotare – in sede internazionale, Londra 2012 – i 100 dorso sotto i 60 secondi. Lo scorso anno ha migliorato i propri record personali nei 50 e 100 dorso e solo una partenza orribile l'ha privata del successo mondiale nella competizione più breve (in cui, comunque, è giunta seconda). La duplice vittoria ad Incheon e i relativi tempi (27.66; 59-95) dicono poco sulla condizione della giovane asiatica, ma alla luce di quanto si è visto negli ultimi due anni la Cina può continuare a sperare in un suo progresso. In effetti, sebbene condivida il vizio di realizzare record personali alle competizioni domestiche, nuota bene anche all'estero e se riuscirà a rendere meno “saltellante” la propria azione potrebbe diventare una piacevole realtà del dorso d'élite.

La più talentuosa, ma anche la più discontinua giovane, è Xinyi Chen (nelle due foto sotto). La cinesina classe '98, lo scorso anno, a Shenyang, impressionò per livello e duttilità specialmente nei 50 e 100 stile libero (24.61; 53.84) e nei 200 misti (2:09.55), in cui mise in difficoltà la stessa Shiwen Ye. La stagione 2014 non ha perso il vezzo di eccellere nella velocità pura dello stile libero (oro ad Incheon in 24.87 WJR di 1 centesimo), ma è stata meno consistente nella doppia distanza dello stile e nei 200 misti.

XINYI CHEN CHN

D'altra parte, però, si è allenata molto bene nella farfalla, tanto da giungere all'oro ai Giochi in 56.61, con quasi due secondi di margine su tutte le avversarie. Il tempo realizzato è appena ad un decimo dalle due europee – sinora – favorite della distanza, Sarah Sjostrom e Jeanette Ottesen. Inutile dire che il crono rappresenta il nuovo primato mondiale juniores di 9 decimi rispetto al precedente record, che già le apparteneva.

XINYI CHEN CHN

La prestazione della cinese somiglia molto da vicino alla vittoria olimpica con record mondiale di Inge de Bruijn, Sidney 2000. Il tempo è esattamente lo stesso e i passaggi differiscono di poco, ma ciò che più assimila le due atlete è la spaventosa presa in acqua.  La Chen è davvero la nuova promessa al femminile della compagine cinese, solo i prossimi anni potranno dirci se riuscirà a sbocciare pienamente o se continuerà a saltare da uno stile all'altro senza giungere alla consacrazione definitiva.

Shiwen Ye. La bicampionessa olimpica dei misti in questi Giochi non ha avuto avversarie all'altezza, tuttavia i segnali che ha lanciato non sono eccezionalmente positivi. In entrambe le gare (200 e 400 misti) che si è aggiudicata, la più rinomata delle cinesi pare essere andata alla ricerca della prestazione, giungendo a dei crono buoni ma non strabilianti. Se nei 200 (completati in 2:08.94) è stata solo la frazione conclusiva a mancare (il che deriva, principalmente, dall'assenza di vere rivali), nella doppia distanza la tattica di gara è parsa avventata, per non dire del tutto sbagliata. Per volontà di strafare, la Ye, ai 50 metri ha fatto fermare il cronometro a 28.26. La sua gara si è conclusa lì. È vero, la cinese ha continuato a forzare pure nella seconda vasca, ma ciò discende dal ritmo imposto nei 50 di apertura. Come è naturale, le frazioni seguenti alla farfalla sono state condizionate dall'eccessivo sforzo iniziale e la chiusura a stile libero, per la quale Ye si è fatta conoscere in tutto il pianeta, è stata decisamente sottotono. Di seguito il raffronto tra i 400 misti di Londra e quelli di Incheon.

Londra '12: 1:02.19 – 2:11.73 – 3:29.75 – 4:28.43

Incheon '14: 1:00.86 – 2:11.53 – 3:29.93 – 4:32.97

Fra tanti risultati positivi che si è avuto modo di commentare non si può non menzionare il dramma di Tae-hwan Park. Il coreano, al quale lo stadio del nuoto di Incheon deve il suo nome, ha rappresentato per anni l'emblema della disciplina natatoria nel proprio paese. Giovanissimo (17 anni) è giunto all'oro mondiale dei 400 stile libero a Melbourne 2007. Dopo aver ottenuto un oro (400 stile) e un argento (200) alle Olimpiadi di Pechino 2008 Park ha vissuto un primo periodo di appannamento. Il coreano non è però sparito dal radar dei grandi atleti, tanto che nel 2011 si è imposto nei 400 stile nel mondiale in casa di Sun (Shanghai) e a Londra 2012 ha ottenuto due argenti nelle sue distanze preferite, ma si è trattato dell'ultimo sussulto internazionale del campione asiatico. Negli ultimi due anni, infatti, Park ha sì realizzato ottime prestazioni, ma al momento sbagliato della stagione, giungendo – come in questa occasione – in condizioni decisamente approssimative all'evento clou dell'anno. Non si nasconde, in ogni caso, che il talento vi sia ancora, come dimostrato in occasione dei Pan Pacifici (oro nei 400 stile libero). Con riferimento ad Incheon, però, i tempi parlano da soli.

100 sl: 48.75 (2°classificato)

200 sl: 1:45.85 (3°)

400 sl: 3:48.33 (3°)

Molte altre sarebbero le prestazioni da approfondire, ma ci si sofferma soltanto su un'ultima gara: i 100 farfalla maschili. Del primo classificato, Joseph Schooling, cui si è già accennato, non si può che dire un gran bene. Il giovane (classe '95) atleta che nuota sotto l'effige di Singapore, dopo essersi distinto come specialista dei 200 delfino, nell'ultimo anno ha effettuato grandi progressi nei 100. Ai Giochi dei Commonwealth ha segnato il proprio record personale, 51.69, in Corea si è confermato su un livello molto simile nuotando 51.76. La nuova leva della farfalla mondiale è giunta però alle sue spalle. Si tratta del super giovane cinese, Zhuhao Li (nella foto sotto con Joe Schooling), nato nel 1999. Dopo essersi qualificato ai campionati cinesi (52.79) ed essersi imposto su avversari (fino a tre anni più grandi!) alle Olimpiadi Giovanili di Nanchino (52.94) in Corea del Sud ha dimostrato tutto il suo valore. L'impressione è che più forti sono gli avversari meglio riesca a rendere e, dunque, che non sappia affatto dove stia di casa il timore reverenziale, con cui – in genere – i teenager si affacciano alle competizioni assolute. Il 51.91 con cui si è aggiudicato il secondo posto rappresenta il nuovo record mondiale juniores di oltre 6 decimi; egli avrà ancora tre anni a disposizione per migliorare tale primato.

Zuhao Li - Joe Schooling

Straordinario il suo avanzamento orizzontale sul pelo dell'acqua, con minima dispersione verticale del moto, simile – in questo particolare – al più grande nuotatore di tutti i tempi. È vero, la fase subacquea seguente a partenza e virata è ancora rudimentale, ma se Li è capace di nuotare un sub-52 con questo margine di miglioramento forse, nei prossimi anni, potrebbe essere davvero lui l'atleta a spuntarla tra Chad Le Clos e un rientrante Michael Phelps.

 

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