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Camillo Cametti at Large

Losanna, Lunedì 25 Luglio 2016 – La Russia e le Olimpiadi 2016

CIO e FINA d’accordo: Russia si a Rio, atleti dopati (Efimova, Morozov) no

Yuliya Efimova e Vladimir Morozov fuori dai Giochi. Stesso destino per Nikita Lobintsev, Daria Ustinova, Natalia Lovtsova, Mikhail Dovgalyuk e Anastasia Krapivina (nuoto maratona).

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(FILES) This file photo taken on February 23, 2014 shows an Olympic Games flag and a Russian flag waving during the closing ceremony of the winter Olympics in Sotchi.

Finalmente cala il sipario su una vicenda che ha tenuto banco per mesi sui media di tutto il mondo, e nelle chiacchere degli addetti ai lavori, più delle imprese sportive che si sono succedute dall’inizio dell’anno sino ad oggi, quando mancano 11 giorni all’inizio della XXXI Olimpiade.

La complicata vicenda, che a tratti è parsa tragedia, a volte commedia e altre volte farsa, - con atleti dopati poi riqualificati e poi di nuovo esclusi - finalmente giunge all’epilogo.

Dopo tanta confusione, tanti errori da parte di molti, anche di chi ha il dovere di tutelare l’etica e la pulizia dello sport, dopo tante polemiche, finalmente, in extremis, ieri, il CIO ha emesso la sentenza. Una sentenza che qualcuno potrebbe giudicare pilatesca ma che, in realtà, è dettata dal semplice buon senso: il massimo organismo sportivo internazionale ha stabilito che non si può escludere una nazione dai Giochi e che, invece, devono essere puniti coloro che si sono macchiati del reato di doping.

Il CIO non ha buttato fuori dai Giochi la Russia ma ha chiesto alle singole federazioni internazionali di tutelare l’integrità dello sport escludendo i rei di doping conclamato. Niente responsabilità collettiva, dunque, ma individuale.

Il CIO ha anche escluso dai Giochi l’atleta russa Yuliya Stepanova che, squalificata nel 2013 dopo essersi consapevolmente dopata, ha deciso di svelare i trucchi del doping sistematico in Russia, doping non tanto di stato ma di sistema, attuato per anni grazie a funzionari corrotti dell’agenzia anti doping russa (RUSADA).

La nuova dirigenza della federazione internazionale di atletica leggera (IAAF), ora presieduta dal famoso Sir Sebastian Coe, aveva garantito alla Stepanova la partecipazione olimpica come atleta neutrale sulla base dell’utilità che la denuncia dell’atleta ha avuto nello smascherare la piaga doping in Russia. Un premio al pentitismo, un po’ come si è fatto in Italia con i mafiosi pentiti, a nostro avviso di dubbia utilità. Per combattere il doping, a fronte di un’infrazione grave riteniamo che l’unica arma sia la radiazione: l’esclusione non per uno, due, tre o quattro anni ma a vita.

Grazie a dio il CIO ha ritenuto che il contributo della Stepanova, pur importante, non abbia cancellato la macchia di cui si è gravata lei stessa, e ha deciso la sua definitiva esclusione dai Giochi.

Dopo tanto tira e molla è stata esclusa anche Yuliya Efimova (foto sotto), che aveva vinto il ricorso al CAS (TAS), e che soltanto il 12 luglio scorso aveva ricevuto dalla FINA, in applicazione della sentenza del CAS, il via libera per la partecipazione ai Giochi.

YULIYA EFIMOVA RUS

Escludere un intero paese sarebbe stata una misura estrema di alto significato ideologico; sinora l’unico paese che il CIO ha escluso dalle Olimpiadi è stato il Sudafrica, dal 1964 al 1988, a causa dell’apartheid.

C’è anche da dire che non da oggi gli Stati Uniti, e alcuni loro tradizionali alleati, cercano di utilizzare lo sport a scopi politici, come quando boicottarono i Giochi di Mosca, nel 1980, per ritorsione contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan (salvo, in tempi successivi, invadere essi stessi il Kuwait e l’Iraq, e in tempi precedenti il Vietnam…).

L’esclusione della Russia in toto, come chiedeva la WADA sulla base delle risultanze del rapporto indipendente dell’avvocato canadese, di Toronto, professor Richard McLaren, avrebbe potuto essere controproducente per le olimpiadi in generale. La Russia, che nel 2012 partecipò ai Giochi con 436 atleti e vincendo 79 medaglie, di cui 22 d'oro, è un player molto potente sulla scena sportiva internazionale; perderla all’ultimo momento avrebbe potuto gettare nel caos le Olimpiadi.

Peraltro, stride il fatto che i due più titolati nuotatori russi esclusi dalla prossima Olimpiade a seguito della decisione del CIO/FINA – Yuliya Efimova e Vladimir Morozov (foto sotto) – siano entrambi di scuola americana, allenandosi da anni alla University of Southern California (UCS) di Los Angeles, sotto la guida di Dave Salo, tecnico famoso spesso a capo di squadre olimpiche e/o mondiali del nuoto USA. Su questa coincidenza nessun commento da parte anglosassone.

epa03509013 Vladimir Morozov reacts after winning the gold medal in the men's 50m freestyle final during the World Short Course Swimming Championships in Istanbul, Turkey, 14 December 2012.  EPA/VALDRIN XHEMAJ

Oltre a Morozov resta fuori anche un altro velocista Nikita Lobintsev, il che riduce il potenziale russo della staffetta 4x100 stile libero maschile.

Fuori anche l’ex promettente dorsista Daria Ustinova e l’emergente maratoneta Anastasia Krapivina.

Ciò che significa che medaglie potenzialmente russe sono ora appetibili da altri.

Dopo che ieri il CIO aveva deciso di non escludere la Russia dai Giochi ma di demandare alle singole federazioni l’obbligo di escludere le mele marce la FINA oggi ha rilasciato la seguente dichiarazione:

La FINA sostiene la posizione del CIO per quanto riguarda la partecipazione degli atleti russi puliti alle Olimpiadi di Rio.

Il rapporto WADA “indipendente” ("McLaren"), ha dimostrato che le regole anti-doping, vale a dire il regolamento FINA per il controllo antidoping (DC) e del Codice WADA, non sono state applicate correttamente in Russia, all’interno della giurisdizione della Federazione Nuoto Russa.

L'implicazione esatta della Federazione Nuoto Russa è ancora da chiarire. A tal fine, la questione è stata trasmessa una Commissione ad Hoc, che dovrà indagare. La Commissione dovrà prendere in considerazione qualsiasi informazione da ricevute dal rapporto indipendente “McLaren”.

Nel frattempo, il rapporto stabilisce chiaramente che in Russia le regole antidoping non sono state applicate correttamente, e, in particolare, che un certo numero di campioni raccolti da nuotatori non sono stati analizzati correttamente secondo le regole della FINA.

In tale contesto, in quadro di emergenza nel contesto di Rio 2016 e in applicazione dell'art. C 17.14.8, per proteggere l'integrità dello sport e gli atleti puliti, il Bureau FINA ha deciso che sottoporrà l'ammissibilità degli atleti russi a ulteriori criteri specifici coerenti con le esigenze del CIO, pubblicate il 24 luglio, 2016:

• In primo luogo, nessun atleta corrispondenti ai campioni indicati nel Rapporto Indipendente, verrà dichiarata ammissibile.

• In secondo luogo, l'iscrizione alle Olimpiadi di ciascun atleta russo sarà analizzata nel rispetto dei test antidoping condotti sia dalla FINA sia da altre entità e non analizzati in Russia. Le revisioni saranno fatte dal FINA Doping Control Review Board che emetterà una raccomandazione in relazione al fatto che gli atleti russi siano stati o meno oggetto di un affidabile controllo anti-doping. La decisione finale sarà presa dall’Esecutivo della FINA.

• La FINA ha preso atto della necessità che il Comitato Olimpico russo (ROC) non iscriva nessun atleta già sanzionato, perché non ammissibile.

Il provvedimento di cui sopra si applica alla Federazione Nuoto Russa. Come effetto immediato sette nuotatori non sono ammessi a partecipare ai Giochi Olimpici 2016 di Rio:

  • Gli atleti ritirati dal ROC: Mikhail Dovgalyuk, Yuliya Efimova, Natalia Lovtscova, Anastasia Krapivina (maratona di nuoto);
  • Gli atleti che compaiono nella Rapporto Indipendente WADA: Nikita Lobintsev, Vladimir Morozov e Daria Ustinova.

Nel Rapporto Indipendente non vi è alcuna indicazione che ne le atlete del nuoto sincronizzato ne gli atleti dei tuffi e della pallanuoto della Federazione Russa siano implicati.

Per la verità nella pallanuoto è emerso un caso singolo menzionato nella Rapporto Indipendente e l'atleta di sesso maschile è stata sanzionatoo. Peraltro la squadra di pallanuoto russa maschile non si è qualificata per Rio.

Infine, dopo la pubblicazione del Rapporto Indipendente WADA la FINA ha deciso il re-test di tutti i campioni degli atleti russi raccolti ai Mondiali 2015 Kazan FINA. Questi campioni sono stati trasferiti presso il laboratorio accreditato WADA di Barcellona, e li conservati”.

Naturalmente l'Agenzia mondiale antidoping (WADA) non è per nulla soddisfatta della decisione del CIO, e oggi lo ha fatto sapere in maniera forte, informando anche

di avere esteso il mandato del professor McLaren, in modo che possa finire il lavoro iniziato.

C’è da dire che la stessa WADA si è resa responsabile di comportamenti contradditori, in particolare per quanto riguarda la vicenda Meldonium.

C’è anche da dire che, con scelta a nostro parere discutibile, la WADA aveva sostenuto a gran voce la richiesta di Yuliya Stepanova (foto sotto) di poter competere a Rio come atleta indipendente. “La Stepanova – hanno detto alla WADA - è stata coraggiosa e determinante nel fare emergere il più grande scandalo di doping di tutti i tempi". In altre parole la WADA è molto preoccupato per il messaggio che questa esclusione invia agli informatori per il futuro.

yuliya stepanova rus

Nel 2014 Yuliya Stepanova e suo marito Vitaliy Stepanov, un ex funzionario dell’ anti-doping russo, avevano  denunciato la piaga diffusa doping russo in un documentario tedesco. Poi a maggio, il New York Times ha pubblicato la storia su come i funzionari russi dell’antidoping e funzionari ministeriali abbiano lavorato assieme per rendere negativi i test positivi.

 

 

 

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