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Sport marcio. L’infinita piaga del doping

Rivelazioni sconvolgenti: in Cina doping sistematico negli anni ottanta e novanta

Lo ha affermato un ex medico della squadra olimpica cinese fuggito dalla Cina due anni fa e rifugiatosi in Germania: “10.000 gli atleti dopati”, appartenenti a tutte le discipline olimpiche.

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MEDICO CINESE

Domenica 22 ottobre è stata diffusa la notizia che un ex medico della squadra olimpica cinese, la dottoressa Yinxian Xue, di 79 anni (in copertina), ha affermato che le medaglie vinte dagli atleti cinesi negli anni '80 e '90 sono state frutto di un programma di doping sistematico esistente in tutti gli sport.

Dalla Germania, dove lo scorso agosto ha trovato asilo politico dopo essere fuggita dalla Cina due anni fa, Xue ha  affermato che gli atleti di età superiore agli 11 anni erano stati inseriti nello schema di doping obbligatorio. Xue, che  ha fatto la sua rivelazione all'emittente tedesca ARD, ha sostenuto che lo schema aveva coinvolto più di 10.000 atleti di vari sport, tra cui "calcio, pallavolo, basket, ping-pong, badminton, atletica, nuoto, tuffi, ginnastica e sollevamento pesi": dunque non soltanto atleti appartenenti alle squadre olimpiche . "Negli anni '80 e '90 gli atleti cinesi delle squadre nazionali hanno utilizzato ampiamente sostanze dopanti", ha detto Xue. Che poi ha aggiunto: “Tutte quelle medaglie – d’oro, d’argento e di bronzo - erano contaminate dal doping e dovrebbero essere ritirate”.

Poi, una rivelazione ancora più terrificante: "Chiunque si era opposto al doping è stato accusato di avere danneggiato e messo in pericolo il paese, e ora si trova in prigione".

Xue ha sostenuto che “prima di essere fatti gareggiare a livello internazionale gli atleti venivano ripetutamente testati fino a quando risultavano negativi e non presentavano più tracce di sostanze dopanti nel loro corpo”.

La Cina era tornata a gareggiare alle olimpiadi dopo 32 anni, a Los Angeles, nel 1984. Allora finì quarta nel medagliere con 32 medaglie, 15 d’oro. A Seoul 1988 le medaglie furono 11 (5 ori). Poi, 16 medaglie d'oro sia a Barcellona 1992 sia ad Atlanta 1996, ben 28 ori a Sydney 2000 e 32 ad Atene 2004 e addirittura 100 medaglie - 48 d’oro, 22 d’argento e 30 di bronzo - a Pechino 2008, quando la Cina concluse i Giochi in vetta al medagliere. In tutti quei lunghi anni i sospetti di doping sono sempre stati ventilati.

Nel febbraio di quest'anno è stata pubblicata una lettera firmata nel 1995 da Junxia Wang, ​​campionessa mondiale dei 3.000 e 10.000 metri femminili, in cui lei protestava contro il doping ("Siamo esseri umani, non animali").

La Wang faceva parte della squadra allenata dal famoso e controverso  tecnico Junren Ma. Soltanto nel 1993 la sua squadra infranse un totale di 66 record nazionali e mondiali; il super coach giustificò le straordinarie prestazione dei suoi atleti con affermazioni fantasiose: gli allenamenti intensivi sulle  Alpi Tibetane, il divieto di portare i capelli lunghi, l’assunzione di sangue di tartaruga e di funghi speciali…..

Nel 1994 ai Mondiali di nuoto di Roma le nuotatrici cinesi vinsero quasi tutto e i sospetti e le accuse di doping si infittirono ma non furono provati. Tuttavia, pochi mesi dopo, ai Giochi Asiatici di Hiroshima, 11 membri delle squadre cinesi di nuoto e di ciclismo, vincitori di un totale di 15 medaglie d'oro, furono squalificati per assunzione di Deihydrotestosterone, uno steroide anabolizzante.

Prima del dottor Xue, nel 2012, un altro dirigente di alto livello dello sport cinese, Zhanghao Chen, capo della squadra olimpica cinese a Los Angeles 1984, Seoul 1988 e Londra 2012, aveva  dichiarato al Sydney Morning Herald che "circa 50 atleti cinesi avevano preso diversi farmaci vietati durante il suo mandato”.

Xue ha affermato di essere stata licenziata dal lavoro con il team della Nazionale cinese di ginnastica dopo che a Seoul 1988 si era rifiutata di fornire una sostanza vietata a una ginnasta. Nei successivi 10 anni, tuttavia, ha continuato a lavorare come medico per altre organizzazioni sportive in Cina, ma sotto sorveglianza (funzionari del governo e auto della polizia davanti a casa sua). "Mi è stato proibito parlare di doping, a volte hanno telefonato alla nostra casa alle 5 del mattino”. "Entrambi i miei figli hanno perso il lavoro."

Il governo cinese e il comitato olimpico cinese non hanno ancora risposto a queste ultime accuse.

Un'indagine era stata avviata dall'Agenzia Mondiale Anti Doping (WADA) nel marzo 2016 per indagare su presunte coperture di test positivi nel nuoto cinese. Era emerso che cinque nuotatori erano risultati positivi: fra essi il pluricampione olimpico Yang Sun, poi segretamente squalificato per 3 mesi per il doping del 2014 (positivo alla Trimetazidina, uno stimolante). Sun era tornato a gareggiare prima che la notizia della sospensione emergesse. Questa circostanza e la lievità della sanzione inflitta dalla FINA suscitarono vivaci critiche.

In seguito alle recenti affermazioni di Xue, ieri, lunedì 23 ottobre, la WADA ha lanciato una nuova investigazione per stabilire se veramente negli anni '80 e '90 il doping sistematico esisteva in Cina in tutti gli sport olimpici.

Non è chiaro che cosa potrebbe essere deciso nel caso le affermazioni di Xue trovassero riscontro. Poiché le eventuali azioni illecite sarebbero state compiute in un passato ormai molto lontano, una punizione retroattiva sembra improbabile, anche se la WADA ha promesso di prendere "le misure necessarie e appropriate" secondo il Codice Mondiale Anti-Doping. La WADA  ricorda di essere stata istituita soltanto nel novembre del 1999 come agenzia internazionale indipendente incaricata di combattere il doping nello sport.

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